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Storia di Valeria GyR, studentessa che studia

Valeria GyR è una studentessa che studia che ha la testa al proprio posto, cioé sul collo. Ad aprile 2009 consegue la laurea triennale con 110 e lode presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli, discutendo, in francese e in arabo, una tesi su “Creatura di Sabbia” di Tahar Ben Jelloun.
Maggio è il mese delle rose e, per Valeria, dei tentennamenti. Come tanti suoi coetanei, deve decidere se, come, dove continuare gli studi. A casa la lasciano tentennare in pace e a inizio giugno decide di continuere gli studi in Francia. Invia regolare mail di presentazione a l’Université de Provence, Aix Marseille, allega il diploma di liceo linguistico, l’elenco degli esami sostenuti con la votazione conseguita, il curriculum vitae e la lettera con la quale spiega perché intende completare i suoi studi in Francia; infine chiede, con traduzione regolarmente convalidata dal tribunale di Napoli, di essere ammessa alla specialistica.
Passa qualche settimana e l’Université de Provence comunica che, sulla base dei documenti inviati, le saranno convalidati il diploma e 120 dei 180 crediti della laurea triennale. In pratica, deve rifare il terzo anno del corso di laurea triennale.
Ma come – pensa Valeria -, e la mia laurea? Due o tre giorni ancora di riflessione, in famiglia, con le amiche, all’università, poi prenota il volo per Marsiglia.
Valeria l’ho rivista, lei a Aix io a Napoli, un paio di settimane fa. Magia? No, Skype. Un pò di chiacchiere fino alla domanda fatidica: come vanno gli studi?

Bene – la risposta -, però è molto impegnativo; bisogna studiare tanto e frequentare assiduamente, insomma è tosta. Ma non stai rifacendo il terzo anno? – insisto -. Si – conferma -; sai che se mi ammettevano alla specialistica non è detto che ce l’avrei fatta?

A me la storia di Valeria GyR suggerisce tre domande e un possibile epilogo.

Le tre domande: perché una laurea in lingue conseguita in Italia vale 2/3 di una conseguita in Francia?; perché Valeria, nonostante il meritato 110 e lode in una delle Università italiane più prestigiose nella sua disciplina, ha scelto di “ripetere” un anno pur di laurearsi in Francia?; perché le/i laureate/i più brave/i in Italia fanno fatica a tenere il passo in Francia?

Il possibile epilogo: le lauree di sabbia non servono al futuro, né dei giovani, né dell’Italia. E per favore lasciamo perdere le eccellenze. La qualità deve essere la norma, non l’eccezione.

Overamente è ‘na capata!

enakapata3Luigi Della Corte: Ve lo ricordate il fratello di Parascandolo, nel film “Così parlò Bellavista”? Ecco, chi scrive è “fratello di”, in questo caso di Renato, una delle “comparse” di Enakapata (quello della cartolina, per capirci).
La faccio breve: penso che il libro abbia molti pregi.
Anzitutto: esce fuori dallo schema “in viaggio con papà”. Il “diario” di Vincenzo e Luca in Giappone è fatto “alla pari”, senza passare da rituali, iniziazioni o passaggi di testimone o altro. È quasi una vita domestica, dove l’eco di Napoli arriva e porta le sue nostalgie di sempre.
Altro pregio: si parla di università e di eccellenze, di ricerca, di innovazione. E si dice che sì servono soldi (e tanti) per portarle avanti, ma che da soli i soldi non bastano. Servono sopratutto teste pensanti e idee da mettere in circolazione liberamente. Non è una ovvietà ripeterlo, in una Italia che – non solo nell’ambito universitario – sembra fatta di “compartimenti stagni” e di tagli alle spese, di mancanza di coordinamento e forse (ahinoi!!!) di finalità.
Infine, la cosa che mi ha colpito di più: Enakapata è una “foto” dei tempi di oggi. Email, cartoline, skype, telefonate e quant’altro. Relazioni che nascono e crescono attraverso vecchi e nuovi mezzi di comunicazione, che non temono le distanze: una società globale che ha voglia di comunicare, di confrontarsi e – una volta tanto – di capirsi. Un mondo che, nonostante tutto, overamente è ‘na capata!

Ci voleva

enakapata3 Valeria l’ho avvistata su Skype ieri sera. Era nella casa di Aux en Provence. Da poco di ritorno da Marsiglia. Detto che se ancora non sapete chi è Valeria e cosa ci fa a Aux en Provence lo potete leggere qui, aggiungo che con questo amore di ragazza è sempre un piacere fare quattro chiacchiere.
Gli occhi luminosi, il sorriso dolce, mi ha raccontato dei suoi studi, delle tante piccole grandi incombenze che chi si trova nella sua situazione deve ogni giorno affrontare, dell’atteso, imminente trasloco nella nuova casa.
Poi siamo finiti a parlare di lui, Moretti il giovane. Mi ha detto di avergli scritto una mail, anche perché lui non si era ancora fatto vivo. Da parte mia nessuna meraviglia, of course. Perché se è vero che il tipo è solo un falso sprucido è altrettanto vero che la finzione gli riesce alla grande. Se poi ci aggiungete che in  queste settimane è stato impegnato in un doloroso conflitto, ancora non del tutto risolto, con un dente del giudizio e in un inedito coinvolgente rapporto con il suo nuovo, anzi primo, lavoro, capite bene che il tempo per scrivere a Valeria proprio non lo poteva trovare.
A proposito del lavoro di Moretti il giovane. Sapete qual’è stato il commento di Valeria? Zio, ci voleva.
È proprio vero. Ci voleva. Sarà per questo che da una settimana sono sempre contento anche se il Milan vince a Madrid e la Juve sembra non morire mai. Ci voleva. Sicuramente per la madre e per me. Forse per il fratello. Soprattutto per lui.
In questo mondo di pacchi e veline si fa fatica a pensarlo. Ma il lavoro è un valore.  Un diritto. Un’occasione importante di crescita.
Valeria lo sa. Mi ha detto che l’amica che l’ha ospitata a Marsiglia è una sociologa, che le hanno offerto un dottorato, che sembra avviata verso una bella carriera.
Zio, queste cose qui in Francia accadono ancora, ha aggiunto raggiante. E in Italia?

Meglio diplomati che laureati?

ILunedì 24 settembre alla Feltrinelli Libri e Musica di Piazza dei Martiri, Napoli, è stato presentato il libro “Come ti erudisco il pupo – Rapporto sull’università italiana”, Ediesse editore.
Quella che potete leggere qui di seguito è la mail inviata F. C.:

[…] Mi è dispiaciuto moltissimo andar via e non aver ascoltato le risposte ai tanti quesiti posti dal “pubblico”.
In realtà anche io avrei voluto fare un piccolo intervento ma, anche un pò per timidezza, non mi sono esposto.
Ciò che avrei voluto fare è aprire una piccola parentesi su quelle che sono le conseguenze di questa condizione universitaria sul mondo del lavoro.
Gli effetti malefici di tutto ciò che è stato oggetto di dibattito questa sera, non possono che avere effetti altrettanto negativi nel mondo lavorativo. Infatti mi capita spesso di constatare che nell’azienda per la quale lavoro (una società di ingegneria meccanica, elettronica, informatica, di oltre mille dipendenti, dove la ricerca industriale è pane quotidiano e l’innovazione del prodotto è il core business) è sempre più difficile selezionare neo assunti laureati di primo livello in ingegneria. Pensi che si preferisce esaminare un diplomato a massimo punteggio che un laureato del nuovo ordinamento.
Morale della favola: la percentuale di laureati in azienda che superava il 90% fino al 2002 è oggi del 85% pur rimanendo intatto il numero totale dell’organico.
Preoccupante, molto preoccupante. E ancor più malefico è il doppio torto che si fa alle nuove generazioni che si affacciano in un contesto lavorativo di tipo globale ma con molte carte in meno da potersi giocare causa una inadeguata preparazione rispetto ai colleghi europei.

Che dire?
Che di fronte a fatti e considerazioni di questo tipo si rischia davvero di rimanere senza parole.
Che la riforma che doveva portare la nostra università in Europa e i nostri giovani a trovare più facilmente lavoro pare aver clamorosamente fallito anche da questo versante.
E che, anche con il vostro aiuto, contiamo di sapere se l’azienda di F.C. è un’eccezione o se pure altre aziende considerano i diplomati più “affidabili” dei laureati di primo livello.

Non fabbriche di lauree, ma di idee

Ricordate Matrix? Il primo della ormai mitica trilogia dei fratelli Wachowski?
La scena è quella del “Goth club from hell”. La musica, frastornante, quella di Rob Zombie. Le parole, quelle della splendida Trinity: “It’s the question that drive us, Neo. È la domanda a guidarci, Neo”.
La domanda è: “Che cos’è Matrix?”.
Che cos’è l’e-learning, perché, a quali condizioni, con quale struttura, per chi, l’Università telematica può rappresentare una reale opportunità sono invece le domande dalle quali è partita la ricerca sulle università telematiche nell’anno accademico 2005 – 2006.
Quattro università e un’idea per descrivere un fenomeno destinato a far molto discutere.
Le quattro università sono la Guglielmo Marconi, la TEL.M.A, la Nettuno e la Da Vinci. L’idea è che i fatti dicano più di mille parole sul mondo dell’istruzione online universitaria.
Proviamo dunque a guardare almeno alcuni di questi fatti più da vicino:
19 facoltà attivate, 20 corsi di studio (nessuno dei quali attivato nel rispetto dei requisiti minimi di docenza), 2513 studenti, 3 docenti di ruolo (uno dei quali da anni in aspettativa per motivi parlamentari);
lo start up, di fatto garantito dalla possibilità di aggirare la norma;
la possibilità di organizzarsi come meglio si crede ad ogni livello (di università, di facoltà, di corso di laurea), e per ogni ambito (organizzazione della didattica, utenza sostenibile, competenze richieste, struttura e ripartizione dei crediti, test di accesso, recupero dei debiti formativi, ecc.);
un’utenza sostenibile pari a 7396 studenti;
in un caso, quello della TEL.M.A., al 2005 – 2006, oltre ai docenti mancano anche le strutture (“sulla base della relazione del Comitato Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario, non vi è compatibilità fra le esigenze di funzionamento del corso e le caratteristiche e la quantità delle strutture messe a disposizione dello stesso per la durata normale degli studi”);
convenzioni che dispensano crediti con criteri decisamente discutibili e rigorosamente a pioggia.
A chi giova tutto questo? Perché una tale quantità di eccezioni, disservizi, mancato rispetto degli standard minimi, intrecci perversi? Perché dare questo tipo di risposta alla domanda di istruzione universitaria online mentre nel resto del mondo tecnologicamente sviluppato la ricerca e le buone pratiche fanno passi da gigante?
Sono state queste domande a guidarci. Le risposte sono venute quasi da sole.
Risposte che se da un lato confermano il deficit di virtù civiche di cui soffre il Paese dall’altro evidenziano, motivano, dimostrano, la possibilità di una decisa inversione di rotta.
Non servono fabbriche di lauree. Occorrono fabbriche di idee. Di conoscenze. Di competenze. Di futuro. Anche via web.

Blog e senso critico

E’ di fine 2005 la notizia di una ricerca condotta all’Università della Tecnologia di Sidney dalla quale risulterebbe che l’utilizzo dei blog aiuta gli studenti a pensare e a scrivere con maggiore senso critico e che attraverso i blog anche gli studenti più ritrosi riescono a manifestare le proprie convinzioni, ad esprimersi e a partecipare attivamente ai vari dibattiti.

Ulteriori notizie sulla ricerca le potete trovare su ABC science online.