Antonietta Merlino, artigiana del ricamo e uncinetto

Il #lavorobenfatto a Follonica, le foto

Follonica, 14 – 15 Gennaio 2020
Scuola Elementare Gianni Rodari, Istituto Comprensivo Follonica 1
Ludoteca Il paese sottosopra
Altrimondi, Libreria, Bistrot e Oltre
Scuola Elementare don Lorenzo Milani, Istituto Comprensivo Leopoldo II di Lorena

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il Tao della Pizza

Follonica Again

Leggi il diario della 3° A Plesso Rodari I. C. Follonica 1, Follonica

San Giovanni DIGITAle

Questo slideshow richiede JavaScript.

International Pizza Expo: le foto di Michele Croccia da Caselle a Las Vegas

Per leggere il diario di Michele Croccia clicca qui.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Zia Carolina

Zia Carolina ci sarebbe stata proprio bene in un romanzo di Cesare Pavese, che le vite delle donne contadine del suo tempo scorrevano tutte più o meno alla stessa maniera, nella valle del Belbo come nei paesi interni tra il Volturno e il Garigliano.
Alta, essenziale nel viso, nei gesti e nelle parole e poi le rughe che le donne della sua generazione se le sono davvero guadagnate tutte, una a una.
Me la ricordo con gli occhi belli, la voce che con il passare degli anni è diventata sempre più un sussurro, e il carattere mite, gentile, elegante come sanno essere le contadine, anche quando la scorgevi in piedi in un angolo, furtiva, con il collo di una gallina tra le mani, che a lei di mangiarla a tavola seduta proprio non gliene teneva (non ne aveva voglia).
Non ricordo di aver sentito da lei un lamento, al massimo un sospiro; certo, magari per quello ci sono state sempre le sue meravigliose figlie, Flora e Silvana, però io mi sono fatto l’idea che non è stata solo questione di opportunità e di confidenza, è che le donne come lei dalla vita prendono quello che la vita dà, senza fare troppe storie, senza fare troppi commenti.
Ricordo che nei giorni buoni mia madre, di qualche anno più piccola, andava quasi ogni pomeriggio a trovare la sorella, “vado un poco a casa di zì Carolina”, diceva, e a volte più tardi pure io la raggiungevo e non lo so se funzionava così anche prima del mio arrivo, ma loro se ne stavano lì più a bisbiglare che a parlare, e molto di più in silenzio, che erano di quelle più portate ad ascoltare che a parlare.
Anche nei giorni cattivi è stato così, per esempio quando mamma è stata ostaggio della interminabile malattia che l’ha portata alla morte, e zia Carolina veniva, si sedeva, ascoltava, raramente commentava, ma c’era, perché sapeva quanto fosse importante per la sorella.
Ecco, in questo tempo troppo spesso assordante e invadente l’insegnamento che porterò sempre con me di zia Carolina è che si può essere affettuosi, accoglienti – la casa di zio Teobaldo, di zia Carolina, di Flora e Silvana per noi Moretti è stata sempre aperta, di più, spalancata – senza fare ammuina, senza frastuono, semplicemente, perché è così che si fa, rispettando il proprio daimon, mantenendo la propria autenticità.
Ciao zia Carolina, se, come certe volte persino io spero, avete ragione voi e ho torto io, salutami mamma. Ti voglio bene.
vincenzo
zc1

Caro Sindaco

Leggi il post

Questo slideshow richiede JavaScript.

Riccardo, l’uomo che aggiustava le cose e io

BOOKTRAILER

AUDIOBOOK
Pagine lette da me
L’intervista a Run Radio

ARTICOLI, RECENSIONI, COMMENTI
Se parliamo di libri con Vincenzo Moretti l’uomo che crede nel lavoro ben fatto, Napoli.Repubblica.it
Se parliamo di libri e di lavoro ben fatto, Repubblica TV
Se parliamo di libri con Vincenzo Moretti, Napoli.Repubblica.it
Se Parliamo di Libri Repubblica Napoli (Video completo)
L’uomo che aggiustava le cose: l’ebook di vincenzo moretti, Popfilosofia.it
Le recensioni su Amazon

STORIA SERIALE
22 Febbraio 2017; 1 Marzo 2017; 2 Marzo 2017; 7 Marzo 2017; 12 Marzo 2017; 16 Marzo 2017; 20 Marzo 2017; 24 Marzo 2017; 27 Marzo 2017; 2 Aprile 2017; 16 Aprile 2017; 27 Aprile 2017; 5 Maggio 2017; 11 Maggio 2017;

22 Febbraio 2017 Torna al Diario
«Pà, allora sei pronto?»
«Direi di sì, Riccardo. Tuo fratello sta finendo gli ultimi controlli, il Primo di Marzo dovrebbe essere su Amazon, speriamo che qualcuno lo compri e lo legga.»
«Il tuo problema è che la maggior parte delle persone che ti segue sono come te, imbranate quando devono fare un acquisto online, poi c’è la faccenda di Kindle che si deve scaricare l’app per leggerlo, insomma non la vedo facile.»
«Riccà, mi sembri Attilio, il suggeritore di Uomo e Galantuomo, quello di “nun se leva, nun se leva”, e dimmela una parola di speranza.»
«Allora ti debbo illudere?»
«Vabbè ja, ne parliamo un’altra volta, quando fai così mi fai innervosire.»
[RISATE]

1 Marzo 2017 Torna al Diario
Il racconto esce su Amazon.
[SCONGIURI]

2 Marzo 2017 Torna al Diario
«Pà, una mia amica mi ha chiesto chi può leggere il tuo racconto.»
«Riccardo, dagli 8 anni fino all’infinito e oltre lo può leggere chiunque, se è un papà o una mamma che lo legge anche 6 anni vanno bene. Però non è una favola per ragazzi, è il lavoro raccontato a un ragazzo, che è diverso, perché dice tante cose anche agli adulti, e lo fa in modo commovente, magico, fantascientifico, nel senso che …»
«Pà, fermati, vedi che non lo devo comprare io il tuo racconto.»
[SOGGHIGNO]

7 Marzo 2017 Torna al Diario
«Pà, sei contento di come sta andando il tuo racconto su Amazon?»
«Abbastanza.»
«Pà, ma mò fai il diplomatico con me? Che risposta è abbastanza?»
«Riccardo, certe volte non tanto ti sopporto. Allora, sono contento perché a chi lo ha letto è piaciuto assai, si capisce anche dai commenti. Non sono contento perché vorrei che a leggerlo fossero molte/i ma molte/i di più.»
«Beh, certo, su questo hai ragione, se fosse uscito mercoledì scorso le persone che lo hanno comprato sarebbero anche tante, ma essendo uscito sei mesi fa la cosa è preoccupante.»
«Riccà, lo sai dove devi andare?»
«Ah, non si dice …»
[ELOQUENTE GESTO DELLA MANO]

12 Marzo 2017 Torna al Diario
«Pà, ieri sera ho letto le recensioni al tuo racconto su Amazon.»
«Sono contento Riccardo, grazie.»
«E di che. Sono molto belle. Ma sono tutte di persone che conosci?»
«Quelle firmate si, quelle anonime alcune si, altre non lo so.»
«Però che amici belli che hai, leggono, lasciano i commenti, e poi si capisce che sono veri, non è roba appezzottata.»
«Ahahahah, è vero, niente pezzotti, solo cose originali. Il fatto è che gli amici non bastano, bisogna che il racconto raggiunga un pubblico più vasto, ci vorrebbe un’idea per …»
«Pà, questo già me l’hai detto, vedi che il racconto è bello, secondo me con il tempo i lettori arrivano, però tu stai sciolto, non ti fissare. Come dice il papà di Luigino? Quali sono i due verbi più importanti nella vita?»
«Ascoltare e aspettare.»
«Appunto!»
[SORRISI]

16 Marzo 2017 Torna al Diario
«Pà, questo fatto che si può leggere qualche pagina del libro prima di comprarlo mi sembra una cosa buona.»
«Pure a me, Riccardo.»
«Una mia amica ti ha anche postato in un gruppo di lettori su Facebook.»
«Anche questa è una buona cosa, buona assai, però ce ne vorrebbero centinaia, migliaia.»
«Sì, ‘nu milione. Azz pà, ma tu stai sempre di una maniera.»
«Non sto sempre di una maniera, sto sul punto, che è diverso. Se non fossi stato sempre sul punto più della metà delle cose belle che ho fatto nella mia vita non le avrei potute fare. Funziona come diceva Edison figlio mio, 1% ispirazione e 99% fatica.»
«Ecco, arrivati alla citazione me ne posso tornare a casa.»
«E no, io da qui non ti faccio uscire se prima non ammetti che questa volta tengo ragione.»
[RISATE]

20 Marzo 2017 Torna al Diario
«Pà, questo fatto che da grande vuoi fare lo scrittore mi piace.»
«Sono contento Riccardo.»
«No, perché sai, non dico che sei vecchio, però a 62 anni non è che è facile che uno dica che da grande vuole fare qualcosa.»
«Azz. Riccà, non vuoi dire che sono vecchio, e se lo volevi dire che dicevi, che mi devo togliere la targa e andarmene allo scasso?»
«Pà, ti ho detto che mi piace e tu pure fai polemica?»
«Non faccio polemica, sono preciso. Tu hai detto che ti piace, ma hai pensato che sono vecchio.»
«No, nun c’a pozz fa, addesso leggi pure nel pensiero.»
«E le soprese non finiscono qui.»
«No no, le sorprese finiscono, finiscono, perché io me ne torno a studiare.»
[CIABATTE DI PEZZA CHE VOLANO]

24 Marzo 2017 Torna al Diario
«Ciao pà che fai, ridi da solo?»
«Ciao Riccardo, si, sono contento. La mia amica Concetta ha recensito il racconto su Amazon, e naturalmente io nella chat l’ho ringraziata, e allora lei mi ha inviato una mail.»
«Fammi leggere.»
«Eccola: Ciao Vincenzo, bello davvero il racconto, complimenti. Non occorrono ringraziamenti. Solo un piccolo appunto: i ragazzini di 11 anni non parlano così bene e in modo così articolato. Baci.»
«E tu?»
«Io le ho scritto questo: Ciao Concetta, un bacione a te. È vero quello che dici, è un problema che ci siamo posti anche io e Luca, mio figlio, che mi sta aiutando in questa avventura, tanto è vero che fino a un certo punto Luigino aveva 10 anni e poi lo abbiamo passato a 11. Però ci stanno delle eccezioni, io per esempio qualche settimana fa ho conosciuta una bambina, Valentina, figlia di un amico, che ha 8 anni ed è quasi come Luigino eheheheh. Insomma il ragazzo è un po’ particolare, come si vedrà nel secondo e ancor più nel terzo episodio. Comunque grazie assai per avermi segnalato questa cosa, per me è molto importante, perché lo so bene che le recensioni delle amiche amiche come te un po’ sono condizionate dal rapporto personale, che magari gli avresti dato 4 stelle e non 5, uno dei motivi per cui non pubblicizzo molto amiche e amici è questo. Il fatto che tu ti sia presa cura di segnalarmi comunque quello che secondo te non andava dice molto sulla bellissima personea che sei. Grazie ancora.»
«Bello questo scambio di mail.»
«Aspetta che non è finito, guarda lei cosa mi ha risposto a sua volta: So con chi ho a che fare, sapevo che non ti saresti offeso. Un abbraccio grande, aspetto il prossimo. Ah, dimenticavo. 5 stelle sempre!»
«Pà, che belle amiche che tieni.»
«Già.»
[SORRISI MOLTO LUMINOSI]

27 Marzo 2017 Torna al Diario
«Pà, come va il nostro uomo che aggiusta le cose?»
«Riccardo, nun va.»
«In che senso non va?»
«In che senso, nel senso che da un paio di giorni si è fermato, nessuno lo compra e lo legge.»
«Ma come, ho visto che stai già a 30 recensioni.»
«Da quel punto di vista funziona, ce n’è anche una 31esima di una ragazza di 8 anni, Valentina, che non sta su Amazon ma è bellissima.»
«Si, ieri ho letto il post.»
«È che non riesco a farlo uscire dal giro degli amici, che pure loro non è che posso stressarli troppo, bisogna dargli il tempo, alla fine su 100 che si dicono entusiasti poi una ventina prendono il libro e lo leggono, e di questi più o meno 6 lo commentano.»
«Azz. pà, si vede che sei sociologo, tieni tutto sotto controllo. Comunque dai, non ti abbattere.»
«E chi si abbatte Riccà, tu mi hai fatto una domanda e io ti ho dato una risposta.»
«Questo è vero. Vedrai che prima o poi trovi anche la risposta a come farlo uscire, come dici tu, dal giro degli amici.»
«Lo penso pure io, ‘o ssaje, io song comme ‘o pappice, un poco di tempo ci metto, ma ‘a noce ‘a spertosa.»
[RISATE SAPORITE ASSAI]

2 Aprile 2017 Torna al Diario
«Pà, come va? Oggi quando ti ho sentito al telefono tenevi ‘o core int’o zucchero.»
«Si Riccardo, il racconto sta piacendo, stanno arrivando recensioni bellissime, adesso bisogna solo …»
«… Allargare il giro.»
«È inutile che sfotti, Riccà. Si, bisogna allargare il giro.»
«E allora allarghiamolo.»
«Se non la finisci ti caccio. Io sto facendo l’impossibile per allargarlo, tu invece?»
«Pà, ma non essere assurdo, che io tra università, studio e un poco di vita sto sempre impicciato. E poi sono tuo figlio, che faccio, scrivo su Facebook Accattateve il racconto di papà?»
«A parte che anche quella potrebbe essere un’idea carina, lo sai cosa ha fatto una mia amica dopo aver letto e recensito il libro su Amazon?»
«Che ha fatto?»
«Ha scritto una mail per le amiche e gli amici che non usano i social, ci ha messo la sua recensione, il numero complessivo di recensioni con le stelletelle, un po’ di link compresa l’anteprima e la pagina dove si compra il libro, un chiaro invito a leggere il racconto e l’ha inviata.»
«Azz.»
«Ecco. Mò tu immagina se fossero in 100 a fare la stessa cosa.»
«E se fossero in 1000?»
«Vattenne altrimenti ti suono una scarpa in testa.»
[ABBRACCIO E FUGA]

16 Aprile 2017 Torna al Diario
«Senti pà, prima di salutarti, che tanto poi domani pomeriggio ci vediamo, volevo chiederti ma com’è che l’hai chiusa la nostra web serie?»
«Riccardo, non è che l’ho chiusa, ma se non posso taggare neanche te che l’ultima volta mi hai fatto un cazziatone – in senso metaforico si intende – mi dici che la tengo aperta a fare?»
«Innanzitutto non fare la vittima che io non ti ho fatto nessun cazziatone, né metaforico né letterale.»
«E ci mancava pure questa!»
«Appunto. Io ti ho detto soltanto che sulla mia bacheca ci stanno solo i post tuoi. Comunque non voglio fare polemica, volevo sapere se ci sono novità con il racconto.»
«Azz, non vuoi fare polemica, e se la volevi fare. Vedi che dato che io racconto delle nostre chiacchiere intorno al racconto ogni 2-3 giorni, se sulla tua bacheca ci stanno solo i miei post significa che tu Facebook non lo usi, dunque il problema è tuo non mio.»
«E ti pareva!»
«Si, mi pareva. Ciò detto, il racconto va. Piano, ma va. Continuo ad avere riscontri molto positivi e tra un po’ dovrebbe cominciare ad arrivare qualche recensione anche su qualche rivista. Lo sai com’è in queste cose, ci vuole tempo.»
«Pà, io lo so che ci vuole tempo, non sono del tutto convinto che lo sai tu.»
«Riccà, lo sai dove devi andare?»
«Certo, a mangiare una fetta di pastiera.»
«Ecco, rimaniamo così. Ci vediamo domani.»
«A domani pà, mi vengono a trovare un po’ di amici, comunque a un certo punto passo a salutarti.»
«Si, vieneme ‘a truvà, sto a Bellavista.»
[BOFONCHIAMENTI VIA GSM]

27 Aprile 2017 Torna al Diario
«Pà, ho visto il Video di Repubblica, mi è piaciuto un sacco.»
«Sì Riccardo, è stato bello e anche divertente; Cristina, Pier Luigi e Paolo sono molto bravi, secondo me ha funzionato.»
«Pure secondo me, ho visto che anche le due persone che stavano lì nella sala sono stati al gioco.»
«Sì, molto carini pure loro, poi ho scoperto che sono di Padova, alla fine lui si è preso anche la copertina del libro che Cristina aveva stampato, mi sono sembrati interessati, del resto questa storia del lavoro ben fatto prende molto.»
«E invece il racconto?»
«Il racconto va, va piano ma va, adesso con questa cosa dell’intervista magari il passa parola diventa più facile.»
«Pà, te l’ho detto, tu ti sei ingrippato con questa storia dell’ebook, il tuo pubblico ama la carta, tu stesso quando devi comprare qualcosa in rete ci metti una vita, e lo fai solo se non sei riuscito a passare l’impiccio a me o a Luca.»
«Riccà, tu sei più tosto di tuo nonno Pasquale, e io già ho dovuto combattere una vita con lui da figlio non ho la forza fi ricominciare daccapo con te da padre. Allora: uno, io non mi sono ingrippato, ho deciso di sperimentare una nuova possibilità, il cambiamento all’inizio creare più problemi di quelli che risolve, ma con il tempo le cose cambiano; due, come ti ho detto già 100 volte, ma tu non ascolti, come del resto tuo nonno, verrà anche il tempo della carta, quando tutti e tre i racconti che compongono questa mini serie saranno stati pubblicati; tre, certe volte sembra che tu lo faccia apposta a inquitarmi, e questo non si fa, perché papà tuo si sta facendo vecchio, e con la vecchiaia si fa più fatica a controllarsi, non so se mi spiego.»
«Ti spieghi, ti spieghi. Posso dire liberamente quello che penso o il vecchietto si disturba?»
«Certo che puoi.»
«Perfetto, però poi ricordatelo che te l’ho chiesto. Uno: tu ti fai vecchio e ti fai giovane quando vuoi tu, perciò con me non la fare questa parte, perché ti conosco; due, quando dici che io e nonno Pasquale non ascoltiamo mi sembri ‘O ciuccio che chiamma recchia longa ‘o cavallo; tre …
«… tre Riccardo mo’ se non la finisce ti do’ una capata.»
«Va bene, cedo alle minacce, mi arrendo.»
[GRANDI RISATE E DAMMI IL CINQUE A ZUFFUNNE]

5 Maggio 2017 Torna al Diario
«Pà, mi è piaciuto il commento che hai scritto rilanciando la recensione del lettore che è rimasto un po’ deluso dal racconto e ti ha dato solo tre stellette, che poi solo si fa per dire, che anche quella non è male come valutazione.»
«Si, c’è sempre una prima volta, naturalmente avere commenti più positivi fa più piacere, ma ci sta anche la delusione e vedrai che prima o poi arriveranno anche quelle/i che non gli piace per niente, fa parte delle possibilità, e poi lo sai come la penso, si migliora con le critiche non con i complimenti.»
«Ah, così la pensi? Allora sai mo’ che faccio, scrivo una bella recensione che dice che il tuo racconto è ‘nu purpo eheheheh»
«Riccà, ma è possibile che ce la devi mettere sempre tutta per farmi innervosire?»
«Uà pà, e come ti innervosisci presto, con te non si può scherzare.»
«Va bene, questa volta ho torto io, puoi scherzare, però insomma quello che volevo aggiungere è che a volte una cosa ti piace di più o di meno a seconda delle aspettative che hai e del momento in cui leggi quel racconto, guardi quel film, ascolti quella canzone.»
«Si, capita anche a me, bisogna anche essere predisposti per godersi una determinata cosa. Ma non è che tu mo’ dici questo perché te la sei presa per il commento del lettore?»
«No Riccardo, non dire sciocchezze, non me la sono presa, ciascuno ha il diritto di dire quello che pensa, ci mancherebbe altro. Cerco semplicemente di capire, di cogliere il più più possibile il senso di quello che le lettrici e i lettori dicono o scrivono.»
«Pà, adesso me ne devo andare, tra 5 minuti parte il pulmino e …»
«Ciao Riccardo, non perdere il pulmino ‘e chi te viecchio. Ma possibile che ogni volta che passi di qua tieni sempre ‘a neve int’a sacca?»
«’O sapevo. Ma delle volte che vengo, mi siedo, ti chiedo come va e tu continui a scrivere e a chatatre come se niente fosse non dici niente?»
«Riccardo, vai, altrimenti perdi il pulmino.»
«Si, mo’ lo voglio perdere, resto qui un’altra mezzora, però tu chiudi il Mac per tutto il tempo.»
«Riccà vattenne!»
«Obbedisco!»
[GIVE ME FIVE ‘A VOLO ‘A VOLO]

11 Maggio 2017 Torna al Diario
«Uè pà, allora come va?»

«Bene Riccà. La notte scorsa ho sognato l’uomo che aggiustava le cose.»
«Papà, te lo posso dire?, tu ti devi far vedere, non è possibile che ti sogni il libro anche di notte.»

«Riccardo, innanzitutto se dici “te lo posso dire?” aspetta che io ti risponda prima di proseguire.»

«Pà, poi dici che sono io e invece sei tu che ogni volta fai polemica; lo sai bene che è un modo di dire.»

«In secondo luogo io non ho sognato il libro, ho sognato proprio lui, Mastro Giuseppe, l’uomo che aggiustava le cose.»
«Azz. E com’era?»
«Aveva la faccia di mio padre, però io nel sogno non lo sapevo che era lui.»
«Ecco, questo mi piace. Del resto, da quello che racconti, il nonno ci stava bene nella parte.»

«È vero, papà sapeva aggiustare tutto, e sulle cose importanti era pure lui un filosofo, magari non sapeva usare le parole con la stessa appropriatezza di mastro Giuseppe, ma la sostanza c’era tutta.»

«E allora dai, racconta, cosa avete fatto nel sogno, cosa vi siete detti?»
 «Riccardo, mi ricordo solo che è stato bellissimo, che ero felice, per il resto non mi ricordo niente.»

«Come non ti ricordi niente.»

«Niente Riccà, né una parola, né un gesto, nulla, zero assoluto.»

«Pà, tu stai ‘a piezz, ti devi far vedere assolutamente, ma come è possibile una cosa così.»
«È possibile, capita a tanta gente, ti rimane il sapore di quello che hai sognato e niente più, e a me è rimasto il sapore di felicità, va bene accussì.»
 «Pà sei unico, ti voglio un sacco di bene.»

«Pur’io.»

[ABBRACCIONE]

RACCONTO

L’uomo che aggiustava le cose

È il mio nuovo racconto. È uscito oggi su Amazon. Lo potete comprare sul sito di Amazon o anche cliccando sull’immagine sotto.
Spero che siate in tante/i a leggerlo. E se dopo che lo avete letto scrivete un commento sincero su Amazon quando venite a Napoli vi offro il caffè. A prescindere. Anche se scrivete che non vi è piaciuto. La sincerità questo è, che ciascuna/o scrive quello che veramente pensa.
Solo due altre cose prima di augurarvi buona lettura: la prima è un grazie pieno di affetto a Luca Moretti, Geremia Pepicelli, Cinzia Massa e Irene Gonzalez, un grazie che va molto al di là delle ragioni che trovate scritte nel libro; la seconda è che anche se l’ebook è in formato kindle lo potete leggere su qualsiasi dispositivo, basta scaricare la app gratuita in bella evidenza anche sulla pagina di Amazon. Buona lettura.
uomo1

chi lo ha detto che è una sciagura?

lab2.jpgVado subito al punto, dunque sarò necessariamente schematico, anche perché su questo punto con i pochi amici con i quali ancora parlo di queste cose insisto da almeno due anni: da tempo il Partito Democratico come progetto politico ha esaurito la sua spinta propulsiva, si è dimostrato incapace di interpretare e fare sintesi della domanda e dei bisogni di quel pezzo composito di società che intendeva rappresentare, per intenderci una buona parte di coloro che – come me – si riconoscevano nel progetto e nel programma politico del PCI e una parte – di fatto non altrettanto significativa – di coloro che invece si riconoscevano nella DC, nel PSI e in altri partiti minori.
Come si può scrivere in un post come questo (che non è un saggio) direi che nel corso degli anni, non solo questi ultimi, la difficoltà a «dire qualcosa di sinistra» si è fatta sempre più evidente, complici la perdita di egemonia culturale, i vincoli di bilancio posti dalla Germania e subiti dagli altri paesi, la scarsità di elite e classi dirigenti all’altezza delle sfide sociali, politiche ed economiche poste dalla contemporaneità.
Non è certo un caso che le difficoltà accomunino la sinistra in tutta Europa e più in generale il fronte democratico e progressista nel mondo.  Ripetiamolo: nella contemporanietà la sinistra ha da molto tempo una diffusa difficoltà a intercettare le domande che vengono dal «popolo», dalla «gente», sempre meno dai «cittadini» dato che il concetto di cittadinanza presuppone un rapporto con le libertà, i diritti e i doveri sempre meno presupposta negli americani che si riconoscono in Trump o negli europei che si riconoscono in Le Pen, in Grillo e Casaleggio, in Erdogan, in Salvini e compagnia cantante. Non c’è più soltanto, forse neppure prevalentemente, una questione di programmi, c’è una questione di riconoscimento, di identità, di velocità, di delega, di ricerca di donne e uomini forti a prescindere dalla loro capacità di risolvere problemi, insomma di governare. Da questo punto di vista, Roma mi pare un esempio paradigmatico di questo stato di fatto – ma di questo magari ragionamo in un’altra occasione.

Ritornando al punto: dopo la sentenza della Corte Costituzionale e con il nuovo sistema elettorale che da essa è scaturito (e del quale comunque bisognerà tener conto nell’eventuale approvazione di una nuova legge elettorale da parte del Parlamento),  conviene presentarsi al voto con due liste, una del PD di Renzi, e un’altra – la chiamo per comodità il PD di Bersani, D’Alema e Altri – che dopo le elezioni, se ci sono le condizioni in termini di voti e di seggi parlamentari, si siede e stipula un patto di alleanza basato su un programma di governo.
Si, quello che penso io è che la somma dei voti che vanno al PD di Renzi con quelli che vanno al PD di Bersani e D’Alema sarà maggiore dei voti che prende il PD se continua la coabitazione forzata di Renzi, Bersani, D’Alema.

A sostegno di questa mia affermazione ricordo innanzitutto che tenere assieme cose diverse non ha mai portato bene alla sinistra dal punto di vista dei voti elettorali.
È stato così dal 1948 con il Fronte Democratico Popolare fino al  «i Progressisti» (PDS, PRC, Verdi, Partito Socialista Italiano, Alleanza Democratica, La Rete ed altri) del 1994, dall’apparentamento con Di Pietro del 2008 fino alla recente esperienza con Vendola nel 2013.

In secondo luogo, penso che il PD di Renzi abbia dei suoi elettori, dei suoi tifosi e anche dei suoi ultras, che naturalmetne sono assai lontani dal 40 percento di cui parla l’ex leader ma  hanno comunque una loro forte consistenza, come lo stesso risultato del recente referendum dimostra. Lontani dalla demagogia, e fermo restando la sonora e meritata sconfitta dell’ex Presidente del Consiglio, i voti presi dal Si con i problemi che ha il Paese e avendo contro praticamente tutti compresa una parte significativa del suo partito – in particolar modo al Sud – non sono affatto pochi. Penso che sarebbe interessante ragionare seriamente del perché Renzi ha questo seguito, ma non si può fare adesso e soprattutto non si può fare qui.

In terzo luogo, considero molto realistica la possibilità che il PD di Bersani D’Alema e Altri raccolga un risultato elettorale a due cifre. Anche in questo caso le ragioni di questo mio convincimento sono tante, ne cito una sola  perché riguarda quelli come me, quelli che che ritroverebbero per questa via le ragioni e le motivazioni per ritornare a votare, cosa che personalmente non faccio da un po’ perché non mi riconosco in questo PD né in piccole formazioni di sinistra – sinistra che almeno un tempo avevano il pregio di proporre cultura, idee, progetti, ma oggi fanno fatica – al di del valore dei singoli –  a venir fuori dal triangolo potere, demagogia, burocrazia.

Perché lo voterei? Anche qui mi le risposte sono tante e richiedono un saggio perciò mi limito a una sola: perché penso che nel nuovo scenario – ammesso e non concesso che ci saranno i numeri per governare – la parte di Renzi la farà già lui – credo sia non solo necessariamente ma anche oggettivamente il più bravo in quella parte lì – e dunque il PD che voto io per dare senso alla sua esistenza dovrebbe necessariamente tornare a dare valore e rappresentanza politica al lavoro, alle questioni sociali, alle condizioni di vita delle persone normali, alla domanda di inclusione di chi non per propria colpa e in molteplici contesti si trova in difficoltà. Tempo fa l’ho definito il partito che non c’è. Ecco, io sarei contento se ci fosse, penso di non essere il solo ad avvertirne il bisogno, e quando leggo dichiarazioni come «dopo le elezioni cercheremo di condizionarlo da sinistra» immagino cose così, anche se non le dò per scontate, ma insomma ci spero e nel mio piccolo faccio qualcosa per contrbuire a fare in modo che si vada in questa direzione.

Cio detto, aggiungo – da persona che va verso i 62 anni e a cui non piace la parola rottamazione applicata alle persone e alla politica – che se Bersani e D’Alema se ne stanno non uno, ma due passi indietro è meglio. Non solo e non tanto perché poi a un certo punto il «popolo», la «gente» e anche i «cittadini» se lo ricordano che la riforma delle pensioni non l’ha fatta Renzi ma Fornero, Governo Monti, anche con i voti di Bersani; o che il Presidente della Bicamerale che poteva fare una riforma molto migliore di quella giustamente bocciata di Renzi era D’Alema; o dei problemi che ci sono stati quando quest’ultimo è stato presidente del Consiglio e Cofferati segretario della Cgil. Anche e soprattutto perché penso che da troppo tempo a sinistra manchi un po’ di generosità, una disponibilità a fare politica senza stare necessariamente in prima fila, senza mettere ogni volta la propria prorompente personalità al primo posto, soprattutto quando al primo posto si è già stati più volte.

Cio detto, finisco davvero ricordando mio padre che mi diceva che «quando già i tempi sono difficili non è che ti puoi mettere pure tu a fare il difficile», perciò se nascesse il partito che per comodità ho chiamato qui «PD di Bersani, D’Alema e  Altri» io lo voterei, che naturalmente per il futuro dell’umanità non vuol dire niente, ma per me si.  Naturalmente non a prescindere, solo fine a prova contraria.

I disegni della Prima C di Modugno, Again

Questi i nuovi disegni della Prima C di Modugno inviati dalla maestra Francesca Di Ciaula. Se volete saperne di più sul lavoro che stanno facendo cliccate qui.

I disegni della Prima C di Modugno

Ecco i disegni e le foto della Prima C di Modugno inviati dalla maestra Francesca Di Ciaula. Se volete saperne di più sul lavoro che stanno facendo cliccate qui.

Lettere dalla Prima E

Le foto relative ai disegni delle bimbe e delle bimbe della Prima E dell’Istituto Comprensivo 83 Porchiano Bordiga di Napoli. Per saperne di più cliccate qui, per leggere l’intera storia il link giusto è invece questo qui.
1el1
1el2
1el3
1el4
1el5
1el6
1el7
1el8
1el9
1el10
1el11
1el12
1el13
1el14
1el15
1el16

Stati Generali delle Donne

Caro Blog, la mia amica Isa Maggi mi ha fatto un regalo. Mi ha invitato agli Stati Generali delle Donne, a Roma, per raccontare di #lavorobenfatto e di #lavoronarrato.
Accade domani Venerdì 18 Novembre a Roma. Dalle 9:00 alle 19.00. Alla Associazione della Stampa Estera in Italia, in Via dell’Umiltà 83c, e se vuoi saperne di più puoi visitare la pagina social dell’iniziativa che trovi qui.
Gli Stati Generali delle Donne saranno presenti alla quarta edizione de La notte del lavoro narrato, il 28 Aprile 2017, e insomma l’occasione è di quelle giuste per conoscersi e scambiare un po’ di idee.
Naturalmente ci sto pensando un po’ su, senza preparare cose da leggere che quando posso mi piace di più guardare negli occhi le persone mentre racconto le mie storie, ma anche senza trascurare niente, che per improvvisare bisogna essere preparati, perché altrimenti la parola giusta non è improvvisazione ma approssimazione, e l’approssimazione non ha nulla a che fare con il lavoro ben fatto.
Come dici? No, non ti preoccupare, non ti voglio anticipare la mia breve talk, sto solo facendo mente locale insieme a te, vorrei mettere in fila 3- 4 immagini, che poi le guardo e dico quello che devo dire. Si, dai, facciamo così, solo 4 immagini e 4 link, senza ulteriori commenti, che tanto se ti va di sentire puoi venire anche tu domani agli Stati Generali.
La prima immagine è questa:
lavorobenfatto5
Ecco la seconda:
schermata-2016-11-17-alle-15-20-34
Questa è la terza:
logoblog2017
E infine la quarta:

xblog7

I 4 link sono questi:
Lavorobenfatto
La Notte del Lavoro Narrato
#lavoronarrato2017
Il Manifesto del Lavoro Narrato

Grazie. È tutto. Alla prossima.

vincenzo moretti
moretti55@gmail.com
@moretti Twitter
vmoretti Facebook

Le mille e una #Cip

I Fiscina

Antonio, le gomme masticanti e la resilienza

Il verme di Michele

Jepis, Michele e il coltello

La compagnia del grano

I sandali di Mastro Domenico

La pizza di Michele

Palio e Camp di Grano

Metti Jepis in un Camp di Grano

xsavarese2

Animatore Digitale

maria d’ambrosio vincenzo moretti rosaria peluso

tag keywords idee-guida
#sensemaking
#lavorobenfatto again and again
#bellezza again and again
#connettivismo again
#culturaorganizzativa
#tecnologie
#consapevolezza
#competizionecollaborazione
#intelligenzeplurali
#fareèpensare
#mitirazionali
#protesipotenziamento
#ambiente
#contesto
#spaziofisico
#scuolafamiglia
#territoriomondo

caso di studio
diario della prima A
osservazioni e valutazioni della maestra rosaria peluso

output
1. costruisci il tuo albero della conoscenza attraverso l’analisi del diario della IA.
2. indica quali sono le competenze generate e strutturate nella classe della I A e più in generale quali sono i risultati prodotti dal processo in corso.
3. presenta una proposta di tuo intervento didattico per le attività del prossimo anno della II A.
4. Proponi una tua biblioteca multimediale (dalle metodologie alle esperienze) di supporto alle attività del prossimo anno.

per saperne di più
web
#lavorobenfatto
mda enterprise
il coltello e la rete
sociologia dell’organizzazione
talento in cerca di organizzazione

libri
Electric Extended Embodied. Ambienti cognitivi (in corso di stampa)
Il coltello e la rete
#LavoroBenFatto. Industria culturale 3.0 e …
Testa, Mani e Cuore
Dizionario del Pensiero Organizzativo
Media corpi saperi. Per un’estetica della formazione

Spazi e luoghi per la crescita del lavoro giovanile

di Dunia Pepe
Ciao Vincenzo, continuo a seguire i temi trattati nelle tue rubriche e, tra gli altri, quello interessantissimo “Tutto il FabLab Napoli minuto per minuto”. Mi sembra particolarmente significativo seguire la narrazione di questo corso per giovani artigiani digitali con le testimonianze dei partecipanti, di coloro che hanno voluto ed ideato il corso, del tuo sguardo attento, delle persone esterne come la signora Veronica Testa che, nei giorni scorsi, ti ha scritto per raccontarti del suo perspicace figliolo il quale, come regalo per il suo settimo compleanno, ha chiesto proprio una stampante 3D.
Per ciò che riguarda le tematiche legate ai giovani, alle loro possibilità di occupazione, alla rinascita dell’artigianato in formato digitale come nuova possibilità di lavoro mi viene in mente un tema per molti aspetti parallelo e fortemente significativo. Da un lato, come tu stesso racconti nel tuo blog, si incoraggia la promozione del mestiere artigiano presso i giovani con la straordinaria innovazione legata all’utilizzo del digitale, delle stampanti 3D, della robotica. D’altra parte, qualcuno si sta occupando di recuperare degli spazi inutilizzati per la crescita del lavoro giovanile ed anche per la promozione di questi nuovi lavori.
Questo mi sembra, come ti ho detto, un tema significativo e mi viene in mente, in particolare, la figura ed il lavoro di Giovanni Campagnoli. Giovanni Campagnoli, che ho la fortuna di conoscere, si occupa dello sviluppo di politiche giovanili. Grazie ai suoi studi, alle sue ricerche ed al sito http://www.riusiamolitalia.it che cura insieme a Roberto Tognetti, Giovanni si interroga su come i tanti spazi inutilizzati e spesso dimenticati, sparsi nei nostri territori, potrebbero essere riportati a nuova vita soprattutto grazie alla creazione di start up giovanili di portata innovativa.
“Per la prima volta, scrive Giovanni Campagnoli nella Premessa del suo libro pubblicato nel 2014, Riusiamo l’Italia, i territori vivono un fenomeno nuovo, quello di trovarsi ‘pieni di vuoti’: significa cioè che sono diventati molti i luoghi abbandonati quali ex scuole, caserme, fabbriche e capanno­ni industriali dismessi, cinema chiusi, stazioni, negozi, abitazioni, uffici vuoti, così come gli spazi finiti e mai aperti… Tutti questi luo­ghi non abitati dalle persone pongono la questione di individuare nuove funzioni d’uso e nuove progettazioni. La sfida è ricercare le condizioni affinché questi spazi tornino ad essere luoghi significativi per la comunità locale, per farne oc­casioni di sviluppo a partire dai giovani. L’ipotesi è che questi spazi possano essere riempiti di talento, competenze, intelligenze, passioni e che, con anche un po’ di co­raggio, questi luoghi diventino dei laboratori di innovazione so­ciale”. Possono nascere così nuovi spazi aperti non solo ai nuovi lavori, alle nuove sfide, ma anche ad un rinnovato rapporto con i territori che essi stessi contribuiscono a rivitalizzare.
Ispirandosi alla teoria della ‘Coda lunga’, formulata da Chris Anderson nel 2004, Campagnoli spiega come i nuovi lavori legati soprattutto alle dimensione del web segnino il passaggio ‘da un mercato di massa ad una massa di mercati’. Ne consegue che i nuovi lavori di contenuto innovativo finiscano per occupare molte nicchie di mercato anche se a numerosità ridotta, mentre i lavori tradizionali tendono sempre più a concentrarsi in un numero ridotto. Secondo le parole usate dallo stesso Campagnoli, in una situazione difficile come quella attuale “ripartire dalla cultura e dalle nuove generazioni può essere una potente misura ‘anticiclica’, capace di invertire il trend negativo della fase reces­siva caratterizzato dalla diffusione di una forte sfiducia proprio nel futuro”. Il riutilizzo dei luoghi abbandonati, l’apertura di nuovi spazi, la creazione di lavori innovativi non solo aprono tante possibilità di lavoro anche se all’interno di piccole nicchie di mercato, ma segnano una rinnovata fiducia per i giovani di rientrare nel mercato del lavoro così come nel ciclo di vita dell’economia e della realtà storico-sociale.
I protagonisti di questa nuova economia dunque sono proprio i giovani. Giovani che promuovono l’economia della conoscenza, collaborano nei co-working e nei FabLab, “creano start up innovative – ci suggerisce lo stesso Campagnoli – di valore sociale e/o culturale, educativo, artistico, o relativo agli ambiti dei servizi al turismo e valorizzazione ambientale, sport, comunicazione e informazione, green economy”.
Nel sito www.riusiamolitalia.it Giovanni Campagnoli raccoglie e racconta diverse buone pratiche già presenti nel territorio italiano. Così, egli racconta, in Puglia, il trinomio giovani, start up e spazi è alla base del successo dell’azione Laboratori Urbani, nell’ambito del Program­ma Regionale ‘Bollenti Spiriti’. “Si tratta del recupero di 151 ‘vecchi edifici per giovani idee’: immobili dismessi di proprietà dei Comuni pugliesi recuperati per diventare nuovi spazi pubblici per i giovani, spazi dedicati all’arte e allo spettacolo; luoghi di uso sociale e sperimentazione delle nuove tecnologie; servizi per il lavoro, la formazione e l’imprenditoriali­tà giovanile; spazi espositivi, di socializzazione e di ospitalità”.
Infine Vincenzo, ci tengo a farti notare che tra le diverse best practices, presentate nel sito http://www.riusiamolitalia.it/ita/best_practices.asp, compare anche l’esperienza ‘Il Cantiere’ nata a Frattamaggiore nel 2003. In un contesto interessato per lunghi anni da un notevole degrado, ‘Il Cantiere’ offre diversi servizi di grande utilità rivolti soprattutto ai giovani e riguardanti sia le informazioni, l’orientamento per il lavoro e la formazione; sia corsi e laboratori anche di natura innovativa.

Io e il FabLab Napoli minuto per minuto

di Veronica Testa
Buongiorno Prof! Finalmente sono riuscita a leggere con calma tutto il post del FabLab Napoli! Interessantissimo, anche se di progettazione non è che ho capito granché, ma quello è un problema mio, quando si parla di cose troppo tecniche e ci si aggiungono i numeri, il mio cervello reagisce chiudendosi! Prof. ma mica me lo possono realizzare un timbro con la scritta “la cantina 1959”? A mie spese, ovvio! Comunque se si fa un nuovo corso mi prenoto! Ah, volevo anche dirle che mio figlio, che si chiama Riccardo come il suo, da qualche mese insiste che per il suo settimo compleanno vuole a tutti costi una stampante 3D. Quando me l’ha detto io mica sapevo nel dettaglio cos’era questa stampante 3D, certo, per sommi capi si, ma poi me l’ha spiegato lui nei minimi particolari e francamente non so dove l’abbia imparato!
La stampante non gliela comprerò, almeno per ora, ma a questo punto gli farò seguire la storia del fablab, minuto per minuto!
Buona domenica.testa1

 

FabLab e dintorni

di Dunia Pepe, Ricercatrice Isfol

ciao Vincenzo, il tema su cui state lavorando è di estremo interesse per poter comprendere le nuove possibilità di accesso al mondo del lavoro, da parte della popolazione giovanile, ed i modi in cui tale accesso può avvenire. Ti invio alcune riflessioni, su questo tema, che nascono sia dalla ricerca Isfol su “Innovazione e transizioni verso il lavoro” che dagli attuali dibattiti sul tema dell’occupabilità giovanile e sulla formazione ai nuovi lavori.

L’emergenza del fenomeno dei FabLab o Laboratori di Artigianato Digitale rappresenta un esempio estremamente significativo ed originale di crescita dell’occupazione soprattutto giovanile.

Il primo FabLab nasce nel 2001, all’MIT, come un normale corso universitario. A seguito del suo successo, Neil Gershenfeld apre il laboratorio al di fuori degli orari di università ed al pubblico esterno. La specificità di un FabLab sta nel fatto che alla produzione artigianale tradizionale si aggiunge la portata innovativa legata all’utilizzo delle nuove tecnologie ed al patrimonio di saperi e di competenze della knowledge society. I macchinari a disposizione di un FabLab sono stampanti 3D, frese a controllo numerico (CNC), laser cutter, materie prime di ogni tipo, strumenti di falegnameria, di meccanica e per la lavorazione dei metalli, schede elettroniche e microprocessori come Arduino.

I makers costruiscono oggetti attraverso la manualità, la tecnologia, la collaborazione, il design, la sostenibilità, lo scambio di conoscenze e strumenti con il territorio. Sono organizzati in comunità virtuali e fisiche e, nonostante la crisi degli ultimi anni, sono cresciuti ed hanno creato impresa. I FabLab sono luoghi dove è possibile costruire (quasi) qualsiasi cosa: da un disegno CAD è possibile fabbricare un oggetto, mentre per il passaggio inverso occorre uno scanner 3D che converta forme tridimensionali in dati esportabili anche attraverso Internet.

Nonostante siano laboratori ad alto contenuto tecnologico, i FabLab si basano prima di tutto sulle persone: condividere idee, progetti, prototipi e know-how è il fulcro dei centri di manifattura digitale. La costituzione di un FabLab è regolata da quattro caratteristiche fondamentali: accesso pubblico; sottoscrizione della FabLab Charter; condivisione di software e hardware open source; partecipazione ad un network globale e collaborazione senza confini. Proprio grazie a questi principi i makers mettono in rete i progressi delle loro conoscenze e delle loro pratiche al fine di migliorarle sempre di più in una logica adattiva e evolutiva.

La rete Isfol su “Innovazione, inclusione e transizioni verso il lavoro” presenta in particolare due Laboratori operanti a Roma, Roma Makers e Fab Lab SPQwoRk, volti a favorire e stimolare la cultura della fabbricazione digitale, a diffondere nel tessuto artigianale e imprenditoriale del Lazio i principi dell’innovazione tecnologica.

Il primo FabLab di Roma è stato Roma Makers ed è nato, nel 2013, in un quartiere simbolo della rinascita urbanistica della capitale: La Garbatella. In collaborazione con scuole, università ed istituzioni pubbliche, come il Comune di Roma, l’Associazione è impegnata in numerosi progetti di formazione e supporto indirizzati ai bambini, studenti universitari, tirocinanti, disoccupati in cerca di lavoro e di nuove qualifiche, professionisti, artigiani, imprenditori, comuni cittadini. Grazie ad una tessera annuale qualsiasi persona può partecipare alle attività di Roma Makers utilizzando le  macchine su appuntamento, prendendo parte a seminari sulle attrezzature, sui progetti e sui prototipi del FabLab. Nel Marzo 2015, l’Istituto olandese Waag Society  ha inaugurato un corso di biologia molecolare presso Roma Makers oltre che nei laboratori di altri paesi europei, del Brasile e degli Stati Uniti. In questo corso, gli studenti utilizzano organismi naturali e non patogeni – cellulosa, alga spirulina, penicillina, fermenti lattici e acido citrico – per costruire macchine che consentano la produzione artigianale di materiali quali carburante, materiali compositi, filamenti per tessile e molte altre molecole bio-attive per profumi, farmaci, inchiostri e pigmenti.

SPQwoRk Factory sorge in un complesso di archeologia industriale del secondo dopo guerra, ex sede del Pastificio Scanzani. Nato nel 2011, a quattro anni dall’apertura, SPQwoRk Factory rappresenta il centro delle attività culturali, innovative, tecnologiche e del design di Roma Tiburtina, sviluppandosi su circa 1.200 mq ed ospitando aree coworking, fablab e wetlab, ed una community di quasi 100 persone tra freelancer e società. SPQwoRk Factory è una realtà dove nascono sinergie, è possibile trovare nuovi stimoli, essere aggiornati sulle tendenze di mercato e sulle nuove tecnologie grazie ai numerosi corsi, eventi a tema, workshop che si organizzano durante tutto l’anno.

SPQwoRk Factory si impone sullo scenario romano come nuova tipologia di centro di lavoro, luogo dove si ha la possibilità di sviluppare progetti, realizzare prototipi avvalendosi di moderne tecnologie quali stampe 3D, taglio laser, solo per citarne alcune, avviare imprese, fondare start up, trovare competenze complementari alla propria. La condivisione degli spazi consente ai giovani imprenditori di ridurre i costi ed incrementare il proprio lavoro grazie alla contaminazione ed alla molteplicità delle risorse disponibili. Il coworking prevede anche un servizio di incubazione  delle start up e di aiuto al finanziamento attraverso il crowdfunding.

Una questione cruciale riguarda quali modelli di formazione e di professionalizzazione possono essere adeguati a questi modelli e contesti di lavoro così innovativi come lo sono FabLab, co-working, incubatori ed acceleratori di idee e di imprese, start-up, occupazioni legate alla prototipizzazione ed alla digitalizzazione. Sicuramente, in questi contesti, il percorso della formazione non è lineare ma è al tempo stesso risultato di conoscenze teoriche e di apprendimenti hands-on, di esperienze e di competenze digitali. Nei sistemi caratterizzati da innovazione distribuita e cultura open hanno valore le competenze teoriche ed operative, il connubio tra sapere e manualità, le competenze informali e non-formali, la crescita dell’intelligenza collettiva, le capacità di programmazione e di gestione.

Queste realtà lavorative caratteristiche dell’universo giovanile che prendiamo in considerazione non solo danno vita a nuova conoscenza e formazione, ma stimolano anche la nascita di un nuovo spirito imprenditoriale, forniscono stimoli per la crescita dei territori offrendo spesso la possibilità di riusare spazi inutilizzati creando nuovo valore produttivo ed economico. Molto spesso questi luoghi mettono insieme non solo simbolicamente passato e futuro, sogni e realtà, giovani ed adulti.
Così l’incubatore di start up giovanili Luiss EnLabs situato non casualmente dentro la Stazione Termini. La grande Stazione della Capitale, luogo di incontri, di partenze, di nascita di nuove speranze, è diventata con Luiss EnLabs anche un luogo dove fare ripartire le idee, le speranze ed il lavoro dei giovani. Si pensi ancora a Human Farm che sulla laguna veneta mette insieme il passato contadino con il futuro digitale per lo sviluppo delle start up giovanili.

E’ altresì significativo citare “Le palestre dell’innovazione” attraverso le quali Fondazione Mondo Digitale, in collaborazione con Google, sta formando a Roma diverse migliaia di giovani alle competenze ed all’artigianato digitale. L’obiettivo è dare la possibilità ai ragazzi di acquisire non solo competenze adeguate ai lavori del futuro, ma anche competenze di flessibilità, apertura, responsabilità, competenze adeguate ai rapidi e difficili cambiamenti del vivere sociale nella nostra epoca. Qui, come sostiene il Direttore di FMD Alfonso Molina, i giovani imparano grazie ai rapporti con i docenti, gli altri giovani, gli adulti, la scuola, gli antichi mestieri, il futuro digitale, il territorio.

Bibliografia e sitografia
M. Bezzi (2015), “8 esempi per spiegare come i FabLab reinventano i paradigmi di lavoro e formazione”, Il Sole 24ore, 13 luglio
G. Campagnoli (2015), Riusiamo l’Italia: da spazi vuoti a start up culturali e sociali, Il Sole 24ore, Milano
A. Molina (2015), “Presentazione dei primi sei mesi di attività dell’Officina dei nuovi lavori”, Roma, 6 ottobre
D. Pepe e Casentini P. “Innovazione, inclusione e transizioni verso il lavoro”, Portlet Isfol accessibile al sito
R. Pistagni (2015), “Partire dalla domanda per migliorare l’offerta: la parola ai Makers” in Osservatorio Isfol, n. 1-2/2015, pp. 143-162.

Un nuovo umanesimo

di Francesco Escalona
Caro Vincenzo,
provo a rispondere alle tue provocazioni sulla questione del Lavoro del terzo millennio, trasformandomi in un investigatore.
Non ridere. Un po’ come faceva Sherlock Holmes quando era alla ricerca di un delitto, del movente e del colpevole.
Partiamo dal fatto: è scomparso il Lavoro. Questo è il fatto su cui indagare. Cosa sta accadendo?
Lo cercano tutti, ovunque, ma questo Lavoro non si trova da nessuna parte. Che fine ha fatto questa occupazione fondamentale, sacra, dell’Uomo intorno a  cui – forse non ci si riflette abbastanza – i nostri Padri Costituenti addirittura fondarono nel dopoguerra il nostro Stato?
L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul Lavoro, dice l’articolo 1.
Eppure, questo Lavoro, un’intera generazione di trentacinquenni, non l’ha ancora incontrato. Ho chiesto anche in giro: ma sta cambiando qualcosa? Nonostante i proclami del governo, non si trova e non si trova.
Ma com’è che quando io ero piccolo, si finiva di studiare e si andava a lavorare, e adesso non più? Questa non è una domanda importante. E’ una  domanda fondamentale. Anche perché se non risolviamo questo caso, non possiamo neanche parlare del meraviglioso concetto di lavoro ben fatto, che finirà per estinguersi in breve tempo.
A me l’intuito dice che ci sono che è stato messo in atto un furto enorme,  epocale, di dimensioni spaventose. Un furto di valenza storica ai danni dello Stato, delle persone, sopratutto dei giovani. Vari indizi testimoniano che il reato c’è. Qualcuno, approfittando della confusione del cambio di era, ha rubato il tempo risparmiato, che era di tutti e lo ha fatto proprio, accumulando ricchezze e potere immenso.  Le vittime siamo un po’ tutti noi persone normali con i nostri figli.
Il lavoro risparmiato si è tradotto in costi dimezzati, senza nessun risparmio per noi, nessuna redistribuzione, un oceano di risorse materiali e immateriali sottratto alla Comunità, cioè a tutti noi.

Provo a spiegarmi meglio: negli ultimi trenta anni si sono messi in moto alcuni processi che ci hanno scaraventato in una nuova era, ne riassumo quattro: i) la rivoluzione tecnologica, la nascita del web internet; ii)  i mezzi di trasporto sempre più veloci e a costi più accessibili che hanno fatto si che il mondo si facesse più piccolo e gli uomini e le merci schizzassero di qua e di la; iii) il ruolo “eversivo” della Donna soprattutto, per ora, nelle società occidentali; ma vedrai cosa accadrà presto anche ad Oriente; iv)  l’innalzamento dell’età media di vita, penso che presto a cent’anni, speriamo bene.
Questi e altri fattori derivati stanno introducendo cambiamenti epocali che noi, per la loro velocità e profondità, stentiamo a vedere, a capire e quindi a governare.
Di chi la colpa? Difficile dirlo. Però a me l’altra sera è venuto un pensiero, e mi sono detto che siamo in mano alle «macchine», che sono loro le colpevoli. Bada bene Vincenzo, non penso alle macchine ipotizzate da Asimov in “io Robot”, a umanoidi luccicanti con un Capo dagli occhi lampeggianti e un cervello elettronico elaborante, penso al sistema globale delle “macchine” a cui ormai ci siamo totalmente affidati e di cui non potremo più fare a meno. Pena lo sprofondamento in quel Medioevo prossimo venturo ipotizzato da Giorgio Vacca alla fine del secolo scorso.
Amico mio, noi non ci pensiamo mai, ma le macchine gestiscono già oggi tutta la nostra vita, e lo faranno sempre più, sostituendo in parte o in tutto il lavoro degli umani.
Forse quelli della nostra generazione questa cosa la possiamo capire meglio, perché quando eravamo piccoli noi non esisteva nulla di simile.
In questo preciso momento sto pigiando i tasti di una macchina mentre ascolto della musica prodotta da un’altra macchina, una lavatrice sibila in fondo il programma di strizzaggio e il condizionatore mi assicura la climatizzazione. Le macchine regolano i flussi dell’acqua nelle nostre case, il gas, la luce elettrica, le macchine permettono al frigo di gelare e congelare, di organizzare viaggi, di costruire auto super accessoriate e così via discorrendo mentre nel frattempo i bigliettai sono quasi scomparsi e i milioni di operai che negli anni ‘60 varcavano i cancelli delle fabbriche si sono ridotti drasticamente di numero. Tu dici che il lavoro scompare da una parte e ricompare da un’altra, ma sinceramente io il saldo lo vedo molto negativo. In ogni caso quasi tutto è automatizzato e lo sarà sempre più. Le stesse smart city, che pure sembrano figlie di una filosofia di vita e di sviluppo più condivisibile, sono il segno del dominio delle macchine. O tu pensi che ancora le governiamo noi? Io penso già di no.
I greci costruirono la loro potenza e poi la loro saggezza grazie agli schiavi. E così i romani. Lavorando meno, poterono pensare di più. Per farlo, nel medioevo, gli uomini divennero monaci, uscirono dalle città salirono nei monasteri. Oravano, pensavano, scrivevano e lavoravano.
Noi abbiamo conosciuto il mito della fine del lavoro, della settimana sempre più corta, ci siamo detti «le macchine prenderanno il nostro posto e noi vivremo più liberi e felici», ma il tempo libero promesso si sta trasformando in disoccupazione drammatica per molti e lavoro assillante per altri.

Resta da capire chi, utilizzando le macchine, sta effettuando il più grande furto del nostro tempo risparmiato, ma intanto ti voglio segnalare che in noi umani stiamo progressivamente entrando in risonanza con le macchine,  con la loro velocità, con la loro fredda ineluttabilità; cerchiamo disperatamente, miserevolmente, di tenere il loro passo, facendoci dettare i tempi della nostra vita dalla loro velocità. Sì, il cuore batte sempre più veloce, ma non ci riusciamo, però nel frattempo stiamo diventando inumani.
Se credi che stia esagerando pensa alla tua impazienza quando il computer si impalla o quando rallenta la linea; quando un semaforo s’inceppa, o quando l’auto davanti a te non parte, se il bus fa ritardo o la metro salta una corsa. Ci sembra di impazzire, a volte: perché?
Secondo me perché la velocità estrema, inumana, è la caratteristica prima di questa rivoluzione che si sta consumando soprattutto nelle megalopoli.  Il nostro mondo sarà molto cambiato dal momento in cui mi hai chiesto  questo contributo ad ora che l’ho scritto. Alcuni fatti o notizie, alcune scoperte, sopraggiunte in corso d’opera, potrebbero rendere obsoleto questo stesso ragionamento che perciò, forse, trova senso solo in questo attimo in cui viene pensato e scritto.
Per tenere il passo delle macchine, prendiamo Xanax e Betabloccanti, cocaina e altre droghe (alcuni; io mai!), ma di fatto non c’è speranza.
Le macchine schizzano fulminee, immerse di gigabyte silenziosi, e ogni giorno che passa si prendono un po’ della nostra anima.

Ma torniamo al mandante, al quale prima ho solo accennato. Per me sono le multinazionali finanziarie che ci hanno rubato il tempo risparmiato, quello che era dell’Umanità e andava reinvestito in tempo libero, miglioramento di vita per tutti e felicità.
Non viviamo solo una crisi momentanea in attesa di una fase speriamo non traumatica di redistribuzione della ricchezza, ma assistiamo inermi e inconsapevoli ad un cambiamento totale del nostro rapporto con la vita. E quindi col Lavoro.
Le caratteristiche di quella che definiamo «crisi», che come tutte le crisi dovrebbe avrebbe un inizio e una fine, secondo me vanno lette invece come le caratteristiche della nuova era che bussa furiosamente alle porte. Nulla sarà più come prima. E naturalmente  vale anche per il Lavoro e per la nostra vita di tutti i giorni.
Tutto questo si ripercuote naturalmente anche sulle affascinanti questioni a te, a noi, tanto care, che spero affronteremo insieme nel prossimo Simposio: il tuo #lavorobenfatto; il nuovo Umanesimo delle montagne di Arminio; l’Ozio creativo di De Masi; i nostri Simposi; la nuova modalità di vita, il rapporto tra aree interne e le aree centrali. Il diverso tempo. Come il tempo del giorno e della notte. Come la luce del sole e della luna e delle stelle. Sono tutti temi legati a questa questione centrale.  Cerchiamo vie di fuga dalle macchine che stanno sottraendo, e sottrarranno sempre più, lavoro agli umani. Il che potrebbe essere anche un bene, a patto che il Tempo risparmiato venga trasformato in felicità.

Per tornare al punto, il furto del millennio lo stanno compiendo i Padroni delle macchine.  La cosa nuova è che non sono persone fisiche. Sono entità finanziarie. Siamo noi stessi che attraverso i Fondi comuni costituiamo le parti azionarie della proprietà. Sono processi, Enti, Regolamenti. Entità astratte. I nuovi proprietari sono la Borsa, i flussi economici, le leggi finanziarie a cui spesso sottostanno le leggi degli stessi stati indebitati. Le nostre leggi.
E allora, da un certo punto di vista, un punto di vista importante, siamo noi i  nostri carcerieri, noi che abbiamo creato un sistema inumano, da cui è quasi impossibile evadere.
Chi ormai, rinuncerebbe al pc, alla lavatrice, al bus, alla metro?
Siamo schiavi delle macchine. Senza macchine, non riusciremmo più a vivere. E siamo dunque schiavi delle loro caratteristiche. Delle loro leggi. E il Lavoro risente di questa situazione.
Prima, il lavoro bene fatto era evidente a tutti. Esisteva una trasmissione di energia, di Amore, tra l’artigiano e il prodotto del suo lavoro. L’oggetto trasformato. Una trasmissione di energia tra l’agricoltore, la sua terra e i frutti da essa germogliati. Tra l’allevatore e i suoi bovini o equini. Tra il pastore e le sua pecore. Tra il pescatore e la sua barca, strumento di vita.
L’operaio novecentesco non vedeva il frutto del suo lavoro se non in una visione collettiva. Ma il Lavoro ancora era leggibile anche se  collettivamente. Nacquero i Falansteri e i Familinsteri. Ricordo ancora la fierezza degli sguardi  degli operai dell’Alfa sud all’uscita della nuova auto prodotta a Pomigliano d’Arco. O gli operai della Ferrari di Maranello. O degli operai dell’Olivetti di Ivrea e di Pozzuoli. Lì, al #lavorobenfatto del singolo si sovrapponeva il #lavorobenfatto della collettività.
Ma ora, gli stabilimenti sono quasi completamente nelle mani delle macchine. I pezzi provengono da tutto il mondo. Vengono solo assemblati da macchine. Non ci vuole molto ad assemblare pezzi perfetti. Ma le auto, senza l’imperfezione umana, non avranno più un’anima.

E il tempo risparmiato dov’è finito allora?  Nelle casse delle multinazionali anonime. Si, ci saranno alcuni finanzieri con le quote più alte a governare i processi. Ma, le finanziarie vivono con le rimesse di migliaia e migliaia di investitori sparsi nel mondo. Anche tu, forse, Vincenzo, le alimenti coi tuoi risparmi. O le banche che li reinvestono secondo flussi finanziari. Macchine registrano al decimo di secondo i cambiamenti dei flussi finanziari delle borse e intervengono in un tempo inimmaginabile per l’uomo. Macchine guidano ormai gli investimenti e potrebbero trascinarci nel baratro.

Ecco, direi che sono arrivato alla fine del mio ragionamento. 
La parola chiave per me è “umanesimo”.  Abbiamo bisogno di un nuovo umanesimo per vincere la guerra tra noi e noi stessi, per il governo delle macchine. Per farlo dobbiamo diventare innanzitutto più consapevoli, dobbiamo renderci conto di ciò che sta realmente accadendo. Ad esempio che stiamo perdendo il rapporto diretto e leggibile tra noi e il nostro lavoro, tra noi e il frutto visibile, percepibile del nostro lavoro, quello che ci permette di dire «è un lavoro ben fatto, è il mio lavoro, è la ragione per cui vivo e la mia presenza su questa terra ha senso». Si, direi che stiamo perdendo il rapporto diretto e leggibile tra noi e la vita.
Io penso che dovremo rinunciare a qualcosa per riprendere il governo del tempo e delle macchine. Non sarà facile, ma forse se cominciamo a capire e a trasmettere ciò che sta accadendo, ci riusciamo. Come? Ad esempio  uscendo più spesso dalla città, dal tempo frenetico delle macchine. Almeno periodicamente dobbiamo saper attraversare degli stargate e andare a Trevico e ad Aliano, per esempio. Nelle aree vuote, buie e silenziose dell’Italia interna.  O nei Simposi, dove il tempo rallenta e le macchine sono escluse in ogni forma (magari useremo le clessidre e dipingeremo con gli sketcher le immagini ricordo). O anche facendo parte delle Case della Paesologia.
Si, direi che dobbiamo uscire dal tempo inumano della macchine, che dobbiamo imparare a usarle e a non farci usare, a non entrare con loro in risonanza, a mantenere le distanze.
La stessa conservazione della filosofia e della pratica del  #lavorobenfatto  può essere secondo me ripristinata in pieno solo se e quando sarà ripristinato il corretto rapporto tra l’uomo e la macchina, quando come ho detto sapremo governarle, utilizzandole al meglio senza entrare in competizione con la loro velocità, la loro asetticità, la loro perfezione.
Caro Vincenzo, noi  siamo  lenti,  contaminabili e imperfetti. Siamo umani. Siamo iM’perfect.

schizzo di Roberto escalona
schizzo di Roberto Escalona

 

La bellezza che moltiplica lo sviluppo

Bello è possibile, ma anche strategico. La bellezza, connessa con la creatività e l’innovazione, può senz’altro contribuire a moltiplicare le opportunità di sviluppo. Accade Domenica 26 Luglio 2015. Su Nòva Il Sole 24 Ore. Cliccate sulla foto per leggere l’articolo.

bellezza

scatti di grano

Un po’ di foto dall’edizione 2015 di Camp e Palio del Grano. Qui trovate il racconto della Compagnia del Grano. Questi invece sono i siti ufficiali del Palio e del Camp di grano.

foto di Yvan Scognamiglio
foto di Yvan Scognamiglio
Foto di Rural Hub
Foto di Rural Hub
foto di Yvan Scognamiglio
foto di Yvan Scognamiglio
foto di Yvan Scognamiglio
foto di Yvan Scognamiglio
Crea il tuo sito web su WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: