L’ultima volta a Palermo? Una vita fa. Naturalmente l’ultima volta che ci sono stato veramente, con la testa e col cuore, e non l’ultima volta che ci sono passato da turista. Era il giugno 1992, un anno difficile da dimenticare. 36 giorni prima, l’eccidio di Capaci era costato la vita a Giovanni Falcone, a sua moglie, agli uomini della scorta. Eravamo arrivati da Napoli, nonostante il mare forza nove, per partecipare alla manifestazione promossa da CGIL, CISL e UIL, “L’Italia parte civile”. Ricordo la città partecipe e solidale invasa da decine di migliaia di persone giunte da ogni parte d’Italia. Ricordo l’amarezza con la quale l’avevamo lasciata. La manifestazione appena conclusa. Il nostro ingresso nel bar. Il giovane proprietario che ci chiede i motivi della nostra presenza nell’isola. La fierezza della nostra risposta. La sfida nei suoi occhi. Lui che a Napoli ci viene ogni anno. Ma per cose serie. Come la partita della Juve allo stadio San Paolo.
Questa volta no. Questa volta è stato tutto bello. Dall’inizio alla fine. Certo Enakapata. Ma non solo quello. Anzi neanche soprattutto.
Non ci credete? E allora provate voi ad arrivare in una soleggiata giornata palermitana dopo una notte assolutamente tranquilla nonostante la Tirrenia non fosse attrezzata per farci vedere via satellite Inter Barcellona. La sera prima si era abbattuta su Palermo una vera e propria bufera? Noi neanche lo sapevamo, almeno fino a quando non hanno cominciato a squillare i maledetti cellulari. E questo è niente. Perchè nonostante l’evidente disappunto di Moretti il giovane comincio a chiedere ai passanti di una buona pasticceria e a una buona pasticceria, che dico, ottima, arriviamo davvero, e in meno di 10 minuti. Pasticceria Mazzara, dal 1909, provare per credere. Mangiamo dolci che è una meraviglia, le persone sono tutte attente e gentili, paghiamo poco più di 11 euro per 6 dolci, 3 caffè, 1 latte freddo, 1 succo di frutta (al tavolo, a Napoli in un posto equivalente ce ne sarebbero voluti 30). E non finisce qui. Perché ci mettiamo a chiacchierare e scopriamo che il simpatico signore che ci serve i dolci si chiama Franco Di Modica e scrive testi per cabarettisti siciliani. Gli regaliamo il libro, ci invita a tornare e ad assistere al nuovo spettacolo, da gennaio ad aprile 2010.
Morale della storia? In 2 giorni alla Pasticceria Mazzara ci siamo tornati 5 volte, e ne è sempre valsa la pena.
E poi, e poi? E poi i giri per i mercati a caccia di storie e di spezie. E poi Enakapata e Antonio e Francesco e Teodoro e Lia e Roberta e… E poi le strade e le chiese. E poi le sarde, la frittura e gli involtini di pesce spada. E poi il ritorno e la Via Lattea. E poi un padre e un figlio che diventano sempre più amici. Lo so che lo sapete già. Ma Enakapata è nà capata soprattutto per questo. Nonostante la fatica, le corse, le spese. E’ così bello che mi sembra un sogno. Anzi no, come diceva l’Ernesto? E’ un sogno quando sogni da solo. Quando sogni con gli altri è realtà.
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Dampyr a Palermo, tra qanat e nà kapata
Forse ve l’ho detto già che sono anche un vecchio napoletano superstizioso. O forse ve lo sto dicendo adesso. Ma vi assicuro che quando stamane mi sono accorto che il numero di settembre di Dampyr, il fumetto edito dal mitico Sergio Bonelli che ha preso nel mio cuore il posto di Dylan Dog che aveva preso il posto di Tex Willer (naturalmente non tutto il posto, solo il primo posto), è ambientato a Palermo, non vi nascondo che ho provato un attimo di sincera felicità. Enakapata e Dampyr nello stesso mese a Palermo. Buon segno. Direi ottimo. E poi come ogni volta accade con le storie di Dampyr si imparano un sacco di piccole, grandi cose.
Ad esempio tutto le volte che sono stato a Palermo nessuno mi aveva mai parlato dei qanat: “costruiti dagli arabi con tecniche proprie dei persiani, sono delle strette gallerie sotterranee scavate dai muqanni, “maestri d’acqua”, con delle semplici zappette”. Continuo? Non sapevo che i regali ai bambini non arrivano a Santa Lucia né a Natale ma nel giorno dei morti. Nè che nella lingua palermitana il verbo declinato al futuro non esiste.
Sapete che vi dico? Chiamo il mio amico Antonio Riolo e gli chiedo se trova il modo di farci farci fare un giro nel qanad del gesuitico basso, che pare sia il più bello e il più facile da visitare.
Dite che sono esagerato? Che Antonio ha già fatto tanto per la presentazione di Enakapata a Palermo? Ma no. I siciliani in quanto ad ospitalità non temono confronti. Io comunque ci provo. Nel caso vi faccio sapere.