I Rem cantano Bad day. Il telefono racconta di nuove possibili complicazioni.
Proprio così. Nei discount del dolore niente saldi. Si paga sempre a prezzo intero. Non è prevista ragione. Giustificazione. Senso. Accade. Ci addolora. Ci stravolge. Ci costringe a ridefinire ciò che per noi vale.
Mi appendo alle parole del mio amico R. La situazione della signora S. è seria ma non è compromessa. C’è spazio per la possibilità. Per la speranza.
Gli U2 cantano Beautiful day. Un giovane nero mi viene incontro. Penso che in questa città anche la carità riesce ad essere invadente. Provo fastidio. E’ a quattro – cinque passi da me e già comincio a dirgli che non ho soldi. Lui fa segno che ha fame. Io ripeto che non ho nulla, che non è giornata, che sono nervoso, che non ce la faccio più ad essere infastidito decine di volte al giorno da persone di varie età e di varia umanità che mi chiedono la carità, che non posso essere io a risolvere i problemi di tutti.
Siamo di fronte. La mia faccia e la sua. Mi da la mano. Mi ringrazia.
Procedo oltre. Due – tre passi ancora. Finalmente mi vergogno. Mi giro. Lo chiamo. Gli do 5 euro. Riprendo la mia strada. Penso che poco meno di un terzo del mio budget giornaliero se n’è andato così. E che lui non ha risolto nulla. Mi sono chiesto perché. Mi sono risposto perché la sua faccia mi ha chiamato. Penso che va bene così. Sting canta Every Breath You Take.
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Di mamme ce n’è una sola
Anno di grazia 1993. Dicembre.
Ferdinando ha 4 anni.
Si inginocchia davanti al presepe, congiunge le manine e comincia a pregare:
Madonnina mia, tu sei la mamma di tutte le mamme, tu sei la mamma di Gesù, ti prego falla morire.
Mia madre è una strega.
Anno di grazia 2007. Maggio.
Nel giorno della festa della mamma, Luisa, madre di Ferdinando, racconta divertita l’episodio.
Sottolinea orgogliosa che il ragazzo in questione, che ha appena compiuto 18 anni, è letteralmente pazza di lei.
La morale della storia (vera), se ne avete voglia, provate a scriverla voi.
Senza Parole
L.F. è da qualche minuto in sala operatoria.
L’intervento alla parotide non è certo di quelli nei quali si rischia la vita, ma la tensione è tanta.
Più avanti scopriremo che la faccenda era decisamente meno banale di quanto non apparisse a prima vista, ma per ora bastano a nutrire la nostra inquietudine i tanti, quotidiani, esempi di malasanità che infestano questo nostro Paese.
Appena da qualche giorno Massa di Somma ha anche per noi un suo posto preciso nella geografia della regione, così come la clinica convenzionata Nostra Signora di Lourdes. E’ trascorsa già quasi un’ora da quando io e G.D.P. abbiamo cominciato a percorrere avanti e indietro lo spazio antistante l’entrata. Chiacchieriamo. Camminiamo. Consumiamo un improbabile caffé al bar poco distante. Ritorniamo dentro.
Un uomo sulla settantina è proprio lì sulla soglia. Si sposta un paio di metri di lato. Allunga la testa come a nasconderla dietro una delle colonne che reggono il porticato. Non abbastanza da non essere visto. Sputa per terra. Tutto prosegue come prima. Anzi no. Giunge una giovane donna, a vederla neanche trentanni, il grosso pancione che annuncia l’arrivo ormai prossimo di un bambino. Accende una sigaretta. La fuma avidamente. Accartoccia il pacchetto ormai vuoto tra le mani. Fa due passi. Lo butta per terra dietro una delle colonne.
Non ci sono parole.
L’amore addosso
Sfondo bianco.
Linee nere e rosse che si cercano.
Si intrecciano.
Si fuggono.
Dama di cuori.
L’amore addosso.
Pensieri che sanno di tempesta.
Occhi che dicono di malinconia.
Fuori solamente pioggia.
Mentre il racconto va.
Nel’aria odore di sogno.
Domani poi chissà.
Grazie Miozzi
Roberto Miozzi è il padre di Luca, uno dei tre ragazzi morti (gli altri 2 erano David Donzel e Michael Val) una settimana fa sull’autostrada A 26, svincolo di Genova Voltri, in seguito all’impatto con un tir guidato dal senegalese Bamba Kebe Mamadou.
Grazie a lui e ai genitori degli altri 2 ragazzi per essere riusciti anche solo a pensare, in un momento per loro così atroce, di aiutare la moglie e i 6 figli di Mamadou.
Grazie per aver raccolto 4800 euro, per aver permesso alla moglie e ai figli di Mamadou di dargli l’ultimo saluto.
Grazie per queste parole. “Non abbiamo mai pensato che fosse stata colpa sua. Era un povero extracomunitario che lavorava come gli altri, anzi forse di più degli altri, e in 22 anni non aveva mai avuto incidenti. Purtroppo era alla guida di un tir vecchio, supercarico e malandato”.
Grazie per avere avuto il coraggio e il senso civico di guardare all’ “altro”, come a una persona.
Grazie per non aver ceduto ai luoghi comuni.
Grazie per la loro lezione di civiltà.
Mammiferi, anzi virus
Ricordate?
Siamo nel primo episodio della trilogia di Matrix. Morpheus è stato fatto prigioniero. E Smith gli dice della sua teoria secondo la quale gli uomini non sono mammiferi ma virus, perché quando arrivano in un posto distruggono tutte le risorse esistenti per poi spostarsi da un’altra parte e ricominciare da capo.
Chi per almeno un attimo non si è indignato scagli pure la prima pietra (digitale naturalmente).
E se invece provassimo a pensare all’acqua che noi ricchi e fortunati sprechiamo mentre i poveri (molto più numerosi) non ne hanno nemmeno per sopravvivere? E al cibo?
E cosa succederà quando 1 miliardo e mezzo di cinesi lascerà la bicicletta per acquistare l’automobile?
Sto dicendo che in fondo il “cattivo” Smith aveva ragione? Forse.
In ogni caso il tema è più che mai politico. Investe i modi con i quali interagiamo con questo nostro meraviglioso e non inesauribile mondo. E quelli relativi ai diritti delle persone, di tutte le persone, comprese quelle che non per loro colpa si ritrovano a essere svantaggiate.
La discussione è più che mai aperta.