Studiare un’organizzazione vuol dire studiare la sua cultura, data dall’insieme di assunti che essa inventa, scopre, sviluppa, nel corso della propria storia, per rispondere ai bisogni di adattamento esterno e di integrazione interna.
Perché ci sia una cultura organizzativa è indispensabile che ci sia un gruppo che:
1. sta insieme da tempo;
2. ha condiviso e affrontato problemi importanti;
3. ha monitorato gli effetti che le diverse soluzioni hanno determinato;
4. ha ideato o scoperto risposte valide che vengono trasmesse in quanto tali ai nuovi arrivati (le risposte vanno ritenute valide non solo quando risolvono i problemi, ma anche quando riducono l’ansia del gruppo).
Lo studio di una cultura organizzativa può essere condotto a tre diversi livelli di analisi:
1. artefatti: architettura, tecnologia, gergo, simboli, rituali e più in generale tutti gli aspetti immediatamente osservabili;
2. valori espliciti: i discorsi manifesti fatti circolare dalla leadership per rinsaldare identità, senso di appartenenza, solidarietà tra i componenti dell’organizzazione;
3. assunti di base: convinzioni dotate di una propria coerenza interna tanto profonde che non vengono esplicitate, talvolta perché sono date per scontate, altre volte perché gli stessi componenti dell’organizzazione non ne sono consapevoli.