Organizzazione Scientifica del Lavoro

Vedi anche
ALIENAZIONE – ANOMIA – BARNARD – CATENA DI MONTAGGIO – FORD – FORDISMO – MAYO – TAYLOR

Concetti e parole chiave
Divisione del lavoro – Gerarchia – Tempi e metodi – Standardizzazione

Spiegazione
Prima ancora di essere una teoria organizzativa, l’O.S.L. rappresenta una vera e propria filosofia del lavoro, che non a caso TAYLOR definisce one best way, con un suo preciso postulato: ogni problema ha sempre e soltanto una sola soluzione ottimale che può essere per l’appunto individuata con l’ausilio del metodo scientifico (è del tutto evidente lo spirito positivista di TAYLOR, la sua illimitata fiducia nella scienza come “chiave” per risolvere piccoli e grandi problemi).
L’O.S.L. nasce come teoria all’inizio del XX secolo, allorquando lo sviluppo del sistema di produzione capitalistico entra in una nuova fase e matura la necessità di avviare un radicale processo di razionalizzazione produttiva.
Tra i punti chiave della O.S.L. vanno ricordati la determinazione scientifica dei metodi di lavoro, della selezione e dell’addestramento dei lavoratori; la definizione dei tempi standard necessari ad effettuare ciascuna singola fase del processo lavorativo (con il taylorismo nasce anche l’ufficio Misurazione dei Tempi e dei Metodi); la ridefinizione dei compiti della direzione e il suo addestramento; la rigida separazione tra attività di programmazione, di esclusiva competenza della direzione, e attività di esecuzione; la parcellizzazione – frantumazione della prestazione lavorativa; l’introduzione della retribuzione a cottimo sulla base di tabelle stabilite a partire dai tempi standard rilevati per l’effettuazione di ciascuna mansione.
Con l’avvento della O.S.L. il modo di lavorare é insomma oggetto di un mutamento radicale. Il lavoro umano e quello delle macchine viene monitorato in tutte le sue fasi e la razionalizzazione dei metodi di lavoro determina un costante riadeguamento dei tempi necessari per portare a termine ogni singola operazione.
Ogni nuova attività viene preceduta da una fase di sperimentazione che coinvolge squadre pilota formate da operai particolare provetti e ha lo scopo di scomporre le singole fasi e movimenti ed eliminare quelle superflue; ricomporre la mansione stabilendo i movimenti da fare e le tecnologie (macchine, attrezzi, utensili) da utilizzare; fissare il tempo teorico di effettuazione di quella determinata fase lavorativa e cercare di migliorarlo; verificare la effettiva possibilità di svolgere quel determinato lavoro in quel determinato tempo; definire le procedure necessarie a fare in modo che altre squadre di operai possano effettuare quel lavoro nei tempi stabiliti sulla base di una applicazione sistematica del procedimento lavorativo già impostato dalla direzione attraverso la sperimentazione. Il processo lavorativo diventa così largamente prevedibile e sempre passibile di ulteriori miglioramenti e il processo di razionalizzazione della fabbrica può ritenersi finalmente realizzato.
Con una teoria così fortemente strutturata passare dalla teoria alla pratica non è affatto agevole (non a caso la vera affermazione su larga scala delle nuove idee si avrà solo col FORDISMO) e lo stesso TAYLOR ne è in vario modo consapevole, come dimostra la sua insistenza sulla necessità che ciascuna azienda si doti di una direzione all’altezza dei nuovi compiti, in grado da un lato di valutare le specifiche capacità di ciascun operaio (gli operai non sono tutti uguali; quelli di prima categoria sono più capaci di svolgere lavori specializzati rispetto a quelli comuni o generici) e di assegnare loro mansioni corrispondenti alle effettive abilità e dall’altro di istaurare buoni rapporti con tutto il personale, gli operai in primo luogo, e di favorire un continuo processo di miglioramento della produttività aziendale (per quanto il processo di disumanizzazione e di ALIENAZIONE del lavoro che ha accompagnato l’affermazione dell’O.S.L. rappresenti un dato di fatto difficilmente confutabile, esso va in qualche modo storicizzato, riferito cioé a quelle che erano le condizioni precedenti; da questa prospettiva, l’idea che TAYLOR sia stato un riformatore piuttosto che uno scientifico sfruttatore del lavoro operaio ha più di una ragione di essere).
Anche nei confronti dei dirigenti l’O.S.L. è assai poco indulgente e ciò dice probabilmente qualcosa di significativo circa lo scarso numero di dirigenti dotati di ottime capacità dirigenziali. Anche per loro il rimedio proposto é dunque quello classico: affidare i compiti di direzione a pochi superselezionati, ottimi dirigenti, restringere l’autonomia decisionale di tutti gli altri, che avranno responsabilità in campi molto ben delimitati e che conoscono bene e saranno obbligati, nel lavoro quotidiano, a rispettare e seguire regole e procedure predeterminate.

Burocrazia

Vedi anche
AMMINISTRAZIONE – BARNARD – CROZIER – ETZIONI – GOULDNER – KELSEN – MERTON – SIMON – WEBER

Concetti e parole chiave
Conseguenze inattese – Gerarchia d’ufficio – Modelli di leadership – Modelli di razionalità – Tipi ideali

Spiegazione
E’ con gli straordinari cambiamenti istituzionali, politici ed economici conseguenti alla rivoluzione francese prima, all’affermazione degli Stati nazionali in Europa, alla nascita e allo sviluppo delle grandi imprese a valle della rivoluzione industriale poi, che si determina storicamente la necessità di una moderna BUROCRAZIA, cioè di un insieme di persone e risorse orientate alla realizzazione di uno scopo collettivo, organizzate sulla base di regole, procedimenti e ruoli, impersonali, imparziali, indipendenti.
È l’affermazione del potere degli uffici, la risposta al bisogno della società (delle sue istituzioni politiche ed econonomiche) di dotarsi di strutture in grado di garantire la gestione della nuova fase.
A cogliere più di ogni altro i signa prognostica, a delineare i caratteri di una società ridisegnata dall’affermazione di forme di legittimazione del potere razionale legale è WEBER, che a partire dall’individuazione delle tre forme di legittimazione del potere (carismatico, tradizionale, razionale legale) definisce la sua teoria razionale della BUROCRAZIA e dà il via a una fase straordinariamente ricca di riflessione teorica, di ricerca, di indagine sul campo intorno alla funzione di quest’ultima in una società moderna.
A WEBER si deve la definizione di principi e modi di funzionamenti che regolano la vita di ogni burocrazia, che egli riferisce alla fedeltà di ufficio, alla competenza disciplinata, alla gerarchia degli uffici, alla preparazione specializzata, alle modalità di gestione e di accesso ai concorsi pubblici, allo sviluppo della carriera, all’attività a tempo pieno, al segreto di ufficio, allo stipendio monetario fisso, al non possesso degli strumenti del proprio lavoro.
In questo contesto è utile in particolare sottolineare che secondo WEBER:
il principio della competenza prescrive che chi detiene un ufficio pubblico, che svolga funzioni amministrative o tecniche non importa, non può operare che nell’ambito di una specifica competenza che da un lato definisce il grado di conoscenza dell’ufficio (dell’impiegato) addetto a un determinato compito e dall’altro autorizza l’ufficio stesso (l’impiegato) a esercitare la funzione per la quale è ritenuto competente;
il principio della gerarchia afferma invece che la struttura di un qualsivoglia apparato burocratico é regolata da una rigida struttura gerarchica, dove i superiori hanno poteri di controllo su chi sta sotto;
il principio della spersonalizzazione evidenzia infine che solo una BUROCRAZIA spersonalizzata, dove vige il segreto di ufficio, offre le necessarie garanzie di imparzialità.
Come già accennato, intorno alle idee di WEBER si sviluppa, nel corso del Novecento e fino a oggi, uno straordinario confronto condotto non solo sul terreno delle idee ma anche attraverso importanti ricerche sulla funzione, l’articolazione, i processi di cambiamento che hanno investito gli apparati burocratici tanto in Europa quanto negli Stati Uniti.
Gli studi sulle conseguenze inattese generate dal complesso sistema burocratico razionale weberiano portano ad esempio a evidenziare come la BUROCRAZIA mostri la tendenza a proteggere sé stessa e il proprio potere; a favorire processi di spersonalizzazione che portano a scaricare verso l’alto ogni responsabilità; a reprimere tutte le azioni che, anziché allo scopo, sono indirizzate ai valori e conseguentemente a favorire processi di secolarizzazione della vita.
In particolare MERTON focalizza la propria attenzione sulle funzioni delle diverse istituzioni sociali, che a suo giudizio possono essere manifeste (quando sono dichiarate e si riferiscono di norma al raggiungimento dello scopo) o latenti (in quanto si riferiscono ai risultati non programmati dall’agire sociale); mette in evidenza che se è vero che la BUROCRAZIA standardizza, riduce lo spreco di tempo e di risorse, è altrettanto vero che non favorisce l’innovazione dato che criticità e problemi tendono ad essere affrontati sempre nello stesso modo; dimostra come anche nelle strutture burocratiche siano diffusi fenomeni e processi di cooptazione (in base ai quali chi già fa parte di un gruppo recluta nuovi componenti sulla base di criteri di scelta di carattere discrezionale).
CROZIER parte invece dall’analisi del sistema burocratico francese (che ritiene attento più alla forma che alla sostanza non solo nel rapporto con gli utenti ma anche nei criteri di organizzazione, reclutamento e controllo dell’apparato stesso) per suggerire che dato che la BUROCRAZIA riconosce come proprio scopo fondamentale quello di assolvere i compiti le stesse competenze finiscono per essere secondarie rispetto allo scopo. A suo avviso insomma la BUROCRAZIA è tutt’altro che un sistema razionale ed efficiente; nella realtà la rigidità, l’incapacità di adattamento, la mancanza di stimoli, l’inefficienza, l’inefficacia (determinate sia da fattori endogeni che da mutamenti del contesto politico sociale ed economico come lo sviluppo tecnologico, la differenziazione e frammentazione della domanda sociale, la dispersione o l’accentramento del potere politico su livelli) ne fanno in molti casi un fattore di freno dell’innovazione sociale.
KELSEN muove a propria volta dalla considerazione che ogni norma produce un’ulteriore norma e dipende da una norma superiore (sino ad arrivare alla norma che ha originato tutte le altre) per evidenziare come la discrezionalità, piuttosto che rappresentare una contraddizione rispetto alle norme, riguarda la loro stessa natura.
A questi esempi di carattere più generali tanti altri ne possono essere aggiunti intono a questioni più specifiche anche se non per questo meno rilevanti.
Per quanto riguarda ad esempio i modelli di leadership, all’elaborazione weberiana (il potere burocratico non può essere né tradizionale né carismatico, ma soltanto razionale; il burocrate non deve essere né amato né temuto, rappresenta la legge, dà ordini conformi ad essa e adatti a raggiungere gli scopi propri dell’organizzazione sulla base dell’autorità che gli deriva dal ruolo) ETZIONI contrappone l’idea che la burocrazia può agire anche in maniera tradizionale (si può fare carriera grazie all’appartenenza a gruppi, lobbies, ecc), che il carisma non nasce solo fuori all’esterno o contro l’istituzione ma anche al suo interno, può coesistere con la gerarchia (chiesa, esercito, impresa, ecc.), può creare conflitto, mentre Biggart sottolinea come esistano forme di capitalismo carismatico.
Per quanto riguarda i modelli di burocrazia dall’ideale weberiano (il tipo ideale di burocrazia non distingue né prevede differenze nella vasta gamma di lavori, professioni, controlli esistenti), si distinguono tra gli altri GOULDNER (parlare di competenza disciplinata come fa WEBER è per molti aspetti un ossimoro dato che la competenza contrasta con la disciplina; occorre passare dal modello unico weberiano a un modello a due variabili fondato sul principio di competenza e sul principio di disciplina), MINTZBERG (bisogna distinguere tra burocrazia professionale, nella quale il controllo avviene sulle modalità della prestazione, e burocrazia meccanica, nella quale il controllo avviene invece sulla formazione iniziale e sui risultati raggiunti), Jacques (esiste una correlazione diretta tra professionalità e contenuti della prestazione lavorativa e lasso di tempo durante il quale chi lavora – dall’operaio di linea, attraverso il caposquadra e il direttore di stabilimento fino al general manager – può assumere decisioni di sua iniziativa; la burocrazia professionale non si riferisce solo alle professioni colte).
Intorno al tema gerarchia di ufficio alle idee weberiane (il burocrate fa parte di una precisa scala gerarchica, riceve direttive dai superiori, se è il caso ne discute con i colleghi di pari grado, trasferisce tali direttive ai sottoposti sulla base delle loro competenze) si possono contrapporre quelle di LAURENCE E LORSCH (nella stessa organizzazione possono coesistere differenti strutture; i reparti di produzione rappresentano di norme aree di tranquillità; la promozione e la vendita sono in una posizione intermedia, ricerca e sviluppo sono invece attività soggette a diffusa turbolenza), degli autori della scuola delle contingenze (non esiste un solo modo ottimale per strutturare le organizzazioni che operano in ambienti che possono essere definiti secondo l’asse tranquillità – turbolenza; a organizzazioni tranquille sono utili gerarchie lunghe, a organizzazioni tubolente gerarchie corte), di Bonazzi (il fatto che nelle organizzazioni burocratiche comandi e controlli seguono sempre una precisa gerarchia non impedisce che le forme che la gerarchia può assumere siano molteplici, a partire dalla possibilità di essere lunghe, cioè articolate su molti livelli, o, viceversa, corte), Martino e Sinatra (le organizzazioni possono tagliare orizzontalmente le divisioni gerarchiche; essere a matrice, flessibili, articolate, polimorfe).
Per quanto riguarda il tema preparazione specializzata l’idea di WEBER (per svolgere un compito in maniera efficiente occorre avere una preparazione specializzata) può essere contraddetta sulla base dell’analisi mertoniana (incapacità addestrata come conseguenza inattesa: il burocrate addestrato per un determinato compito si trova in difficoltà quando le condizioni cambiano, la preparazione tecnica e culturale dunque non è un patrimonio sufficiente per svolgere per sempre un dato lavoro).
Per ciò che si riferisce ai concorsi pubblici il principio weberiano (il burocrate accede all’organizzazione soltanto vincendo un concorso pubblico) è contraddetto dall’analisi di Doeringer e PIORE (sviluppo di forme di mercato interno del lavoro; concorsi e percorsi di carriera che in vario modo privilegiano chi già è dentro l’organizzazione), di Harrison e Bluestone (la flessibilità può essere funzionale, finanziaria, numerica), di Paci (sviluppo di un doppio mercato del lavoro; esistenza di fasce di lavoratori forti e deboli).
Alle idee di Weber sul segreto d’ufficio (totale separazione tra vita pubblica e privata; il burocrate è tenuto all’osservanza del segreto sulle proprie attività) possono essere contrapposti gli argomenti di Prahalad e Hamel (evoluzione del concetto di segreto d’ufficio in seguito allo sviluppo dei media, dell’informatica, di internet; ridefinizione del segreto industriale per la nascita di reti di fornitori ed esperti che prestano i loro servizi anche alla concorrenza), di Poyago e Theotoky (sviluppo di accordi commerciali e produttivi tra aziende concorrenti), di Di Nicola; Ettighoffer; Nohria e Berkley (diffusione del telelavoro e dell’impresa virtuale).
Per ciò che riguarda lo stipendio monetario fisso (il burocrate non può avere altre entrate che il suo stipendio monetario; niente mance, nessuna commistione con il cittadino utente) possono essere segnalate le idee di Whyte sull’istituto della mancia nei servizi pubblici, la constatazione che anche su questo terreno sono intervenuti fattori nuovi come la nascita di burocrazia ibride, la partecipazione agli utili di impresa, la possibilità di diventare piccoli imprenditori dopo un periodo alle dipendenze di aziende più grandi.
In riferimento infine al non possesso degli strumenti di lavoro (per Weber il burocrate usa, essendo garante della loro efficienza, ma non possiede gli strumenti di lavoro), vanno segnalate le idee di Blau circa la tolleranza sempre più diffusa di uso personale di cancelleria, telefono fax, automobile, ecc. e l’estrema difficoltà di tener fede a questo principio al tempo di telefonini, computer portatili e benefits vari.

Serendipity again

1. autoesemplificazione
concetto riflessivo che si applica a un’idea (ipotesi, teoria) che si riferisce al suo stesso contenuto o è esemplificata dalla sua stessa storia.

2. invenzioni multiple indipendenti
risultato dell’azione congiunta della crescita di determinati tipi di conoscenza e dell’adozione delle medesime soluzioni da parte di scienziati e tecnologi innovativi concentrati sugli stessi temi.

3. primo incontro con il termine serendipity
determinato dalla convergenza di almeno quattro interessi: quello sociologico per il fenomeno generico delle conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali; quello metodologico per la logica della teorizzazione; quello per la storia e la sociologia della scienza; quello per i neologismi che si rendono necessari per descrivere fenomeni appena scoperti e idee appena emerse.

4. fecondità della ricerca empirica
quando è feconda, la ricerca empirica non solo verifica ipotesi derivate teoricamente ma dà anche origine a nuove ipotesi.

5. il dato fa parte della conoscenza esplicita e implicita del ricercatore
il dato imprevisto, anomalo e strategico non è solo un dato di fatto, ma è almeno in parte anche una costruzione cognitiva, una funzione dell’orientamento teoretico e della conoscenza sia esplicita che tacita dell’osservatore.

6. diffusione della parola serendipity attraverso i dizionari

7. loan words (prestiti linguistici)
esprit de l’escalier (spirito della scala);
scadenfreude (gioia maligna);
chutzpah (sfacciata impudenza, sfrontatezza faccia tosta).

8. integrare la prospettiva psicologica con quella sociologica
il caso favorisce le menti preparate, in particolare quelle che operano in microambienti che agevolano le impreviste interazioni socio cognitive tra esse, e che possono essere descritti come ambienti socio cognitivi serendipitosi.

9. paradigma (Kuhn)
conquiste scientifiche universalmente riconosciute che, per un certo periodo, forniscono un modello di problemi e soluzioni accettabili a coloro che praticano un determinato campo di ricerca.

10. kuhn e serendipity
l’opera principale di Kuhn costituisce un bell’esemplare, in forma schiettamente autoesemplificativa, di modello di serendipity in azione in un microambiente serendipitoso, dato che l’osservazione di un dato imprevisto, anomalo e strategico fornisce l’occasione per identificare un nuovo problema intermedio che, una volta esplorato, porta alla soluzione di un recalcitrante problema basilare.

11. Standard Scientific Article e Oblitared Scientific Serendipities
le differenze individuate da Jean Piaget tra il modo personale di sviluppare i propri pensieri e l’ordine nel quale essi vengono presentati agli altri;
falsificazione scientifica in termini sociologici dello SSA;
il saggio o la monografia scientifica si presentano con aspetto immacolato che poco o nulla lascia intravedere delle intuizioni, delle false partenze, degli errori, delle conclusioni approssimative e dei felici accidenti che ingombrano il lavoro di ricerca;
la documentazione pubblica della scienza non è in grado di fornire gran parte del materiale necessario alla ricostruzione del corso effettivo dello sviluppo scientifico;
discrepanza tra l’effettivo corso di un’indagine scientifica e sua documentazione pubblica.

12. il saggio scientifico è un inganno?
Medawar, Feynman, Hoffmann, Watson e Crick.

13. il viaggio di serendipity da parola arcaica a parola di moda

14. serendipity come concetto psicosociologico sistemico
la ricerca empirica, se feconda, non soltanto verifica ipotesi derivate teoricamente, ma da origine anche a nuove ipotesi. Ciò potrebbe essere definito la componente di serendipity della ricerca, cioè la scoperta, dovuta alla fortuna o alla sagacia, di risultati ai quali non si era pensato.

15. il modello della serendipity
si riferisce all’esperienza, abbastanza comune, che coonsiste nell’osservare un dato imprevisto, anomalo e strategico che fornisce occasione allo sviluppo di una nuova teoria o all’ampliamento di una teoria già esistente.
Ciascuno di tali elementi del modello può venire descritto facilmente. Prima di tutto, il dato è imprevisto. Una ricerca diretta alla verifica di un’ipotesi, dà luogo ad un sotto prodotto fortuito, ad una osservazione inattesa che ha incidenza rispetto a teorie che, all’inizio della ricerca, non erano in questione.
Secondariamente, l’osservazione è anomala, sorprendente, perché sembra incongruente rispetto alla teoria prevalente, o rispetto a fatti già stabiliti. In ambedue i casi, l’apparente incongruenza provoca curiosità; essa stimola il ricercatore a trovare un senso al nuovo dato, a inquadrarlo in un più ampio orizzonte di conoscenze.
In terzo luogo, affermando che il fatto imprevisto deve essere strategico, cioè deve avere implicazioni che incidono sulla teoria generalizzata, ci riferiamo, naturalmente, più che al dato stesso, a ciò che l’osservatore aggiunge al dato.
Com’è ovvio, il dato richiede un osservatore che sia sensibilizzato teoricamente, capace di scoprire l’universale nel particolare. Dopo tutto, gli uomini hanno osservato per secoli fatti “banali” come lapsus linguae o lapsus calami, sviste tipografiche e arnese, ma era necessaria la sensibilità teorica di un Freud per considerare questi fatti come dati strategici, grazie ai quali egli poteva ampliare la sua teoria della repressione e degli atti sintomatici.

16. la serendipity aiuta a comprendere la ricerca scientifica

17. la serendipity come linea di indagine
intervista a Carninci

18. la serendipity come creatrice di opportunità per nuove scoperte scientifiche

Weick

Il sensemaking è considerato un processo fondato sulla costruzione dell’identità, retrospettivo, istitutivo di ambienti sensati, sociale, continuo, centrato su (e da) informazioni selezionate, guidato dalla plausibilità più che dall’accuratezza.

Kunda

Il gruppo dirigente, per così dire, crea il contesto, fornisce la retorica e si riserva il diritto di dire l’ultima parola, ma la maggior parte del lavoro è svolta dai membri stessi, perché è nel loro interesse consolidare continuamente in sé stessi e negli altri l’adesio ne esplicita al ruolo di membro.

Martin

Se ogni contesto culturale è studiato abbastanza in profondità, alcune cose appariranno coerenti, chiare e generatrici di consenso. Al tempo stesso altri aspetti della cultura si fonderanno entro confini subculturali mentre altri elementi ancora appariranno frammentati, in uno stato di perenne flusso, intrisi di confusione, dubbio e paradosso.

Schein

La cultura organizzativa è l’insieme coerente di assunti fondamentali che un dato gruppo ha inventato, scoperto o sviluppato imparando ad affrontare i suoi problemi di adattamento esterno e di integrazione interna, e che hanno funzionato abbastanza bene da poter essere considerati validi, e perciò tali da poter essere insegnati ai nuovi membri come il modo corretto di percepire, pensare e sentire in relazione a quei problemi.

Gli studi sulle differenze che emergono nelle diverse culture organizzative dei diversi paesi del mondo rendono assolutamente evidente che i processi manageriali cambiano a seconda del contesto socio-culturale ed economico della nazionalità dell’impresa. L’abilità di improvvisare e di sentire emotivamente quello che le situazioni dicono sono gli skill più importanti che tutti i manager dovrebbero avere nel proprio bagaglio culturale ed intellettuale.

Hannan e Freeman

E’ difficile stabilire che una strategia razionale per un singolo decisore sia razionale se viene adottata da un largo numero di decisori.

Primarie, again

Adesso che l’onda mediatica sulle primarie si è finalmente arrestata, è possibile tornare a parlarne con un pò di calma?
Io spero di sì. E perciò di seguito potrete leggere alcune riflessioni un pò più meditate sull’argomento.

La discussione pubblica, in tema ad esempio di guerra e pace, di fecondazione artificiale, di diritti delle persone, di qualità delle istituzioni che ci governano, di scuola, di immigrazione, di violenza urbana, di ricerca scientifica e tutela dell’embrione, è oggi il principale strumento a nostra disposizione per non finire preda dell’autismo sociale, per sottrarci all’ipnotico e condizionante potere di vecchi e nuovi media, evitare di essere o sentirci cittadini in affitto, come quando siamo coinvolti o chiamati a decidere su questioni assai rilevanti senza avere il modo, il tempo, le conoscenze, per poter definire un autonomo, meditato, argomentato, punto di vista.
Nulla sembra poter sfuggire alla regola, come dimostra il percorso che ha portato alla scelta di svolgere elezioni primarie per definire la leadership dello schieramento di centrosinistra.
Sottolineato che non si tratta in questa sede di mettere in discussione il valore di tale percorso o l’importanza del processo democratico messo in atto (ad altri, con l’ausilio di altri strumenti, toccherà, è toccato, fare la conta, valorizzare, evidenziare, sottostimare, a seconda del punto di vista, dell’interesse, del risultato, l’evento) resta il fatto che coloro che si erano a suo tempo preparati per partecipare alla scelta del candidato leader hanno a un certo punto letto sui giornali o sentito in tv che forse saltava tutto perché i candidati erano due invece che uno (fortunatamente alla fine sono diventati sette); che passata qualche settimana ancora dai giornali e dalle TV si è appreso che i risultati delle regionali (cosa c’entrano?) rendevano superflua la consultazione, dato che la leadership di Prodi (che in realtà non era candidato in nessuna regione) era stata definitivamente legittimata dalla consultazione amministrativa; che passata ancora qualche settimana è rispuntata la possibilità di tornare a votare per le primarie perché la Margherita ha deciso di presentare proprie liste per la quota proporzionale alle elezioni politiche del 2006 (ancora una volta, cosa c’entra?) e proprio le primarie rappresentano la mediazione per evitare la crisi dell’Unione e la scissione tra i seguaci di Prodi e quelli di Rutelli, Marini, De Mita.
Detto che quelle che avete letto tra parentesi sono alcune delle domande che immaginiamo un bel po’ di persone “normali” si saranno poste, resta l’interrogativo finale: se, come del resto è già avvenuto, in quel caso con ottimi risultati, in Puglia, vincesse (avesse vinto) il candidato di Rifondazione Comunista, lo schieramento di centro sinistra avrebbe retto alla prova?
In questo caso la morale della storia è assolutamente evidente: c’è insomma ancora molta strada da fare prima che anche nel nostro Paese la cultura delle regole possa contare su radici solide, robuste.
In Italia c’è sempre un appuntamento decisivo dietro l’angolo, non è mai il momento giusto per discutere fino in fondo, per definire preventivamente regole precise e vincolanti per tutti.
Siamo un paese a scarso senso civico, dove si fa sempre in tempo ad essere accusati di fare il gioco del “nemico”. Dove predominano culture politiche che anche se in maniera e per ragioni diverse, (si doveva salvare il Paese dai comunisti, si doveva salvare il mondo dai capitalisti), hanno tollerato e persino coltivato l’idea che il fine giustifica i mezzi, che le questioni di metodo sono le questioni di chi non ha argomenti, che le regole non sono importanti. Dove i partiti politici fanno molta fatica a rinunciare all’idea di servirsi delle persone piuttosto che essere al loro servizio. Dove persino a livello dei “fabbricanti d’opinione” quasi nessuno ha tempo e voglia di spiegare che per questa via la politica non ha futuro, indipendentemente dal fatto che a vincere siano quelli che ciascuno è portato a considerare come “i buoni” o “i cattivi”.
Detto tutto questo, rimane il bisogno semplicemente più impellente di non rinunciare a giocare la partita. Bisogna farlo però con rigore. Senza dare l’impressione che le regole possano cambiare di volta in volta, a seconda degli interessi di chi le fa.
Costruire una cultura delle regole significa anche questo. Il rispetto delle regole è oggi più che mai la premessa di ogni possibile cambiamento.

Stinchcombe

Il livello di esperienza organizzativa di una popolazione è il maggiore determinante della loro capacità di formare nuove organizzazioni.

Ouchi

Un clan è un dispositivo di gestione che tiene conto dei sacrifici a breve termine di alcune parti di uno scambio, quando questi sacrifici diventano evidenti, e poi compensa adeguatamente gli individui in modo che venga ripristinato l’equilibrio a lungo termine tra incentivi e contributi di tutte le parti.

Mentre un sistema informativo esplicito deve essere creato e mantenuto intenzionalmente e con un certo costo, un sistema informativo implicito spesso “cresce” come un sottoprodotto naturale dell’interazione sociale. In un clan, l’informazione è contenuta nei riti, nelle storie e nelle cerimonie che trasmettono i valori e le credenze dell’organizzazione. Un esterno non può avere rapidamente accesso alle informazioni che riguardano le norme di decisione utilizzate nell’organizzazione, ma il sistema informativo non richiede un esercito di contabili, di esperti di elaborazione e di dirigenti; semplicemente esso c’è.

Williamson

La classica contrattazione di mercato sarà più efficace quando le risorse non avranno un elevato grado di specificità. La contrattazione di tipo bilaterale comparirà nel mercato non appena le risorse diventeranno semi-specifiche; e, infine, l’organizzazione interna sostituirà il mercato quando le risorse oggetto di scambio saranno altamente specifiche.

Riconoscere che assetti organizzativi alternativi danno luogo a differenti rapporti di scambio implica un modo più ampio di trattare la questione delle transazioni di lavoro rispetto a quanto detta il tradizionale calcolo dell’efficienza. Sistemi organizzativi atti a conseguire una maggiore produttività saranno adottati probabilmente da gruppi che vogliono massimizzare il guadagno pecuniario, ma potrebbero essere modificati o rifiutati da gruppi con valori differenti. Efficienza e clima organizzativo sono intrinsecamente collegati. Le preferenze manifestate per un’atmosfera lavorativa soddisfacente spiegano come gli individui possano rinunciare a incentivi materiali in favore di gratificazioni non pecuniarie.

Miles e Snow

Le organizzazioni minimali sono capaci di spedire rapidamente le risorse in ogni direzione nell’esatto punto in cui sono richieste

Piore, Sabel e Zeitlin

Un esempio spettacolare di tecnologia che riduceva i costi dovuti al cambiamento di produzione fu il telaio di Jacquard, il precursore delle macchine a controllo numerico. Esso fu perfezionato per l’ uso industriale tra il 1800 e il 1820 dai setaioli di Lione, che volevano riconquistare il loro tradizionale dominio nei mercati dei tessuti alla moda contro la crescente concorrenza inglese, tedesca e italiana. Il telaio creava complicati façonnèes e broccati in base alle istruzioni su schede perforate, che sollevavano e abbassavano automaticamente e nella giusta sequenza i fili nell’ ordito. L’ uso delle schede perforate come meccanismo di controllo ridusse sensibilmente il tempo per adattare il telaio ad un nuovo disegno, perché, come nel programma di un moderno computer, era possibile modificare rapidamente le schede […….] I fabbricanti di nastri di Saint’ Etienne adattarono il sistema di programmazione Jacquard al telaio per nastri di tipo Zurigo, creando in questo modo un dispositivo capace di produrre simultaneamente più di venticinque nastri fantasia; i loro tentativi di ricamare i nastri a macchina ottennero un dispositivo simile alla macchina da cucire, che non doveva apparire in forma compiuta se non vent’ anni più tardi.

Touraine

È una grave illusione credere che possano continuare ad esistere le medesime qualità, i medesimi fattori di valorizzazione del lavoro quando cambiano completamente le condizioni del lavoro e, in particolare, le condizioni tecnico-professionali.

Taylor

L’organizzazione scientifica del lavoro consiste fondamentalmente in un certo numero di principi generali di vasta portata, in una ben definita concezione teorica che può venire applicata in varie maniere.

Powell e Di Maggio

Il campo organizzativo è dato da un insieme di organizzazioni che, considerate complessivamente, costituiscono un’area riconosciuta di vita istituzionale: fornitori chiave, consumatori di risorse e prodotti, agenzie di controllo e altre organizzazioni che producono prodotti o servizi simili.

Meyer e Rowan

I prodotti, i servizi, le politiche e i programmi istituzionalizzati funzionano da possenti miti e molte organizzazioni li adottano cerimonialmente: così facendo, le organizzazioni aumentano la loro legittimità e le loro prospettive di sopravvivenza indipendentemente dall’efficacia immediata delle norme di comportamento e delle procedure acquisite.

Selznick

Far funzionare un’organizzazione è un’attività necessaria e specializzata, tale da porre dei problemi che nulla hanno a che fare con i fini (originari) o dichiarati dall’organizzazione stessa e che spesso sono del tutto opposti a questi. Il comportamento di routine del gruppo è tutto dedicato a problemi specifici e fini parziali che hanno importanza solo sotto un profilo interno. D’altra parte dal momento che queste attività consumano la maggior parte del tempo dei membri delle organizzazioni, esse divengono dal punto di vista del comportamento effettivo di essi i veri fini dell’organizzazione, sostituendosi a quelli proclamati tali.

La cooptazione è il processo di assorbimento di nuovi elementi nella leadership o nella struttura che determina la politica di un’organizzazione, come mezzo per allontanare le minacce alla sua stabilità ed alla sua esistenza.

Merton

La ricerca empirica, se feconda, non soltanto verifica ipotesi derivate teoricamente, ma dà anche origine a nuove ipotesi. Ciò potrebbe essere definto la componente di serendipity della ricerca, cioè la scoperta, dovuta alla fortuna o alla sagacia, di risulati ai quali non si era pensato.

Parsons

Un’organizzazione non si limita a operare in un ambiente sociale che impone le condizioni che governano i processi di disposizione e di reperimento [delle risorse], essa è anche parte di un più ampio sistema sociale che è la fonte del significato, della legittimazione e del sostegno di più alto livello che rende possibile la realizzazione degli scopi dell’organizzazione.

Non è esagerato dire che che l’indice singolo più importante della maturità di una scienza è la situazione della sua teoria sistematica.

La teoria deve essere formulata in quello che si si può definire lo schema di riferimento azione.

Il potere è la capacità generalizzata di assicurare l’adempimento di obblighi vincolanti in un sistema di organizzazione collettiva quando gli obblighi siano legittimati con riferimento alla loro relazione con gli scopi della collettività e quando in caso di ostinata opposizione si presuppone che gli impegni saranno fatti rispettare per mezzo di sanzioni.

Crozier

La burocrazia è un’organizzazione che non può correggere il proprio comportamento imparando dai propri errori.

Simon

È possibile derivare una funzione di utilità solo se le scelte sono coerenti e transitive. Esiste oggi una mole considerevole di prove del fatto che le scelte umane spesso non sono coerenti nel modo richiesto per l’esistenza di una funzione di utilità.

Il comportamento razionale esige modelli semplificati che includano gli elementi essenziali del problema senza rifletterne tutta la complessità,

Non vi è ragione di supporre che vi sia un processo di formazione delle decisioni il quale sia o debba essere conforme a tutte le esigenze della scelta razionale.

Ciò che la persona vuole e ama influenza ciò che la persona vede, e ciò che vede influenza ciò che vuole e ama.

Ciascun partecipante continua a partecipare all’organizzazione finchè gli incentivi che gli vengono offerti – misurati in termini di suoi valori e in termini di alternative che gli si offrono – valgano quanto o più dei contributi che gli vien chiesto di dare (con March).

Barnard

Un sistema cooperativo è un complesso di componenti fisiche, biologiche, personali e sociali che si trovano in relazione specifica e sistematica grazie alla cooperazione di due o più persone per almeno un fine definito.

Ciò che è importante non è quello che muovere il masso significa per ciascun uomo personalmente, bensì quello che egli pensa significhi per l’organizzazione nel suo complesso.

Burocrazia

Vedi anche
AMMINISTRAZIONE – BARNARD – CROZIER – ETZIONI – GOULDNER – KELSEN – MERTON – SIMON – WEBER

Concetti e parole chiave
Conseguenze inattese – Gerarchia d’ufficio – Modelli di leadership – Tipi ideali

Spiegazione
E’ con gli straordinari cambiamenti istituzionali, politici ed economici conseguenti alla rivoluzione francese prima, all’affermazione degli Stati nazionali in Europa, alla nascita e allo sviluppo delle grandi imprese a valle della rivoluzione industriale poi, che si determina storicamente la necessità di una moderna BUROCRAZIA, cioè di un insieme di persone e risorse orientate alla realizzazione di uno scopo collettivo, organizzate sulla base di regole, procedimenti e ruoli, impersonali, imparziali, indipendenti.
È l’affermazione del potere degli uffici, la risposta al bisogno della società (delle sue istituzioni politiche ed econonomiche) di dotarsi di strutture in grado di garantire la gestione della nuova fase.
A cogliere più di ogni altro i signa prognostica, a delineare i caratteri di una società ridisegnata dall’affermazione di forme di legittimazione del potere razionale legale è WEBER, che a partire dall’individuazione delle tre forme di legittimazione del potere (carismatico, tradizionale, razionale legale) definisce la sua teoria razionale della BUROCRAZIA e dà il via a una fase straordinariamente ricca di riflessione teorica, di ricerca, di indagine sul campo intorno alla funzione di quest’ultima in una società moderna.
A WEBER si deve la definizione di principi e modi di funzionamenti che regolano la vita di ogni burocrazia, che egli riferisce alla fedeltà di ufficio, alla competenza disciplinata, alla gerarchia degli uffici, alla preparazione specializzata, alle modalità di gestione e di accesso ai concorsi pubblici, allo sviluppo della carriera, all’attività a tempo pieno, al segreto di ufficio, allo stipendio monetario fisso, al non possesso degli strumenti del proprio lavoro.
In questo contesto è utile in particolare sottolineare che secondo WEBER:
il principio della competenza prescrive che chi detiene un ufficio pubblico, che svolga funzioni amministrative o tecniche non importa, non può operare che nell’ambito di una specifica competenza che da un lato definisce il grado di conoscenza dell’ufficio (dell’impiegato) addetto a un determinato compito e dall’altro autorizza l’ufficio stesso (l’impiegato) a esercitare la funzione per la quale è ritenuto competente;
il principio della gerarchia afferma invece che la struttura di un qualsivoglia apparato burocratico é regolata da una rigida struttura gerarchica, dove i superiori hanno poteri di controllo su chi sta sotto;
il principio della spersonalizzazione evidenzia infine che solo una BUROCRAZIA spersonalizzata, dove vige il segreto di ufficio, offre le necessarie garanzie di imparzialità.
Come già accennato, intorno alle idee di WEBER si sviluppa, nel corso del Novecento e fino a oggi, uno straordinario confronto condotto non solo sul terreno delle idee ma anche attraverso importanti ricerche sulla funzione, l’articolazione, i processi di cambiamento che hanno investito gli apparati burocratici tanto in Europa quanto negli Stati Uniti.
Gli studi sulle conseguenze inattese generate dal complesso sistema burocratico razionale weberiano portano ad esempio a evidenziare come la BUROCRAZIA mostri la tendenza a proteggere sé stessa e il proprio potere; a favorire processi di spersonalizzazione che portano a scaricare verso l’alto ogni responsabilità; a reprimere tutte le azioni che, anziché allo scopo, sono indirizzate ai valori e conseguentemente a favorire processi di secolarizzazione della vita.
In particolare MERTON focalizza la propria attenzione sulle funzioni delle diverse istituzioni sociali, che a suo giudizio possono essere manifeste (quando sono dichiarate e si riferiscono di norma al raggiungimento dello scopo) o latenti (in quanto si riferiscono ai risultati non programmati dall’agire sociale); mette in evidenza che se è vero che la BUROCRAZIA standardizza, riduce lo spreco di tempo e di risorse, è altrettanto vero che non favorisce l’innovazione dato che criticità e problemi tendono ad essere affrontati sempre nello stesso modo; dimostra come anche nelle strutture burocratiche siano diffusi fenomeni e processi di cooptazione (in base ai quali chi già fa parte di un gruppo recluta nuovi componenti sulla base di criteri di scelta di carattere discrezionale).
CROZIER parte invece dall’analisi del sistema burocratico francese (che ritiene attento più alla forma che alla sostanza non solo nel rapporto con gli utenti ma anche nei criteri di organizzazione, reclutamento e controllo dell’apparato stesso) per suggerire che dato che la BUROCRAZIA riconosce come proprio scopo fondamentale quello di assolvere i compiti le stesse competenze finiscono per essere secondarie rispetto allo scopo. A suo avviso insomma la BUROCRAZIA è tutt’altro che un sistema razionale ed efficiente; nella realtà la rigidità, l’incapacità di adattamento, la mancanza di stimoli, l’inefficienza, l’inefficacia (determinate sia da fattori endogeni che da mutamenti del contesto politico sociale ed economico come lo sviluppo tecnologico, la differenziazione e frammentazione della domanda sociale, la dispersione o l’accentramento del potere politico su livelli) ne fanno in molti casi un fattore di freno dell’innovazione sociale.
KELSEN muove a propria volta dalla considerazione che ogni norma produce un’ulteriore norma e dipende da una norma superiore (sino ad arrivare alla norma che ha originato tutte le altre) per evidenziare come la discrezionalità, piuttosto che rappresentare una contraddizione rispetto alle norme, riguarda la loro stessa natura.
A questi esempi di carattere più generali tanti altri ne possono essere aggiunti intono a questioni più specifiche anche se non per questo meno rilevanti.
Per quanto riguarda ad esempio i modelli di leadership, all’elaborazione weberiana (il potere burocratico non può essere né tradizionale né carismatico, ma soltanto razionale; il burocrate non deve essere né amato né temuto, rappresenta la legge, dà ordini conformi ad essa e adatti a raggiungere gli scopi propri dell’organizzazione sulla base dell’autorità che gli deriva dal ruolo) ETZIONI contrappone l’idea che la burocrazia può agire anche in maniera tradizionale (si può fare carriera grazie all’appartenenza a gruppi, lobbies, ecc), che il carisma non nasce solo fuori all’esterno o contro l’istituzione ma anche al suo interno, può coesistere con la gerarchia (chiesa, esercito, impresa, ecc.), può creare conflitto, mentre Biggart sottolinea come esistano forme di capitalismo carismatico.
Per quanto riguarda i modelli di burocrazia dall’ideale weberiano (il tipo ideale di burocrazia non distingue né prevede differenze nella vasta gamma di lavori, professioni, controlli esistenti), si distinguono tra gli altri GOULDNER (parlare di competenza disciplinata come fa WEBER è per molti aspetti un ossimoro dato che la competenza contrasta con la disciplina; occorre passare dal modello unico weberiano a un modello a due variabili fondato sul principio di competenza e sul principio di disciplina), MINTZBERG (bisogna distinguere tra burocrazia professionale, nella quale il controllo avviene sulle modalità della prestazione, e burocrazia meccanica, nella quale il controllo avviene invece sulla formazione iniziale e sui risultati raggiunti), Jacques (esiste una correlazione diretta tra professionalità e contenuti della prestazione lavorativa e lasso di tempo durante il quale chi lavora – dall’operaio di linea, attraverso il caposquadra e il direttore di stabilimento fino al general manager – può assumere decisioni di sua iniziativa; la burocrazia professionale non si riferisce solo alle professioni colte).
Intorno al tema gerarchia di ufficio alle idee weberiane (il burocrate fa parte di una precisa scala gerarchica, riceve direttive dai superiori, se è il caso ne discute con i colleghi di pari grado, trasferisce tali direttive ai sottoposti sulla base delle loro competenze) si possono contrapporre quelle di LAURENCE E LORSCH (nella stessa organizzazione possono coesistere differenti strutture; i reparti di produzione rappresentano di norme aree di tranquillità; la promozione e la vendita sono in una posizione intermedia, ricerca e sviluppo sono invece attività soggette a diffusa turbolenza), degli autori della scuola delle contingenze (non esiste un solo modo ottimale per strutturare le organizzazioni che operano in ambienti che possono essere definiti secondo l’asse tranquillità – turbolenza; a organizzazioni tranquille sono utili gerarchie lunghe, a organizzazioni tubolente gerarchie corte), di Bonazzi (il fatto che nelle organizzazioni burocratiche comandi e controlli seguono sempre una precisa gerarchia non impedisce che le forme che la gerarchia può assumere siano molteplici, a partire dalla possibilità di essere lunghe, cioè articolate su molti livelli, o, viceversa, corte), Martino e Sinatra (le organizzazioni possono tagliare orizzontalmente le divisioni gerarchiche; essere a matrice, flessibili, articolate, polimorfe).
Per quanto riguarda il tema preparazione specializzata l’idea di WEBER (per svolgere un compito in maniera efficiente occorre avere una preparazione specializzata) può essere contraddetta sulla base dell’analisi mertoniana (incapacità addestrata come conseguenza inattesa: il burocrate addestrato per un determinato compito si trova in difficoltà quando le condizioni cambiano, la preparazione tecnica e culturale dunque non è un patrimonio sufficiente per svolgere per sempre un dato lavoro).
Per ciò che si riferisce ai concorsi pubblici il principio weberiano (il burocrate accede all’organizzazione soltanto vincendo un concorso pubblico) è contraddetto dall’analisi di Doeringer e PIORE (sviluppo di forme di mercato interno del lavoro; concorsi e percorsi di carriera che in vario modo privilegiano chi già è dentro l’organizzazione), di Harrison e Bluestone (la flessibilità può essere funzionale, finanziaria, numerica), di Paci (sviluppo di un doppio mercato del lavoro; esistenza di fasce di lavoratori forti e deboli).
Alle idee di Weber sul segreto d’ufficio (totale separazione tra vita pubblica e privata; il burocrate è tenuto all’osservanza del segreto sulle proprie attività) possono essere contrapposti gli argomenti di Prahalad e Hamel (evoluzione del concetto di segreto d’ufficio in seguito allo sviluppo dei media, dell’informatica, di internet; ridefinizione del segreto industriale per la nascita di reti di fornitori ed esperti che prestano i loro servizi anche alla concorrenza), di Poyago e Theotoky (sviluppo di accordi commerciali e produttivi tra aziende concorrenti), di Di Nicola; Ettighoffer; Nohria e Berkley (diffusione del telelavoro e dell’impresa virtuale).
Per ciò che riguarda lo stipendio monetario fisso (il burocrate non può avere altre entrate che il suo stipendio monetario; niente mance, nessuna commistione con il cittadino utente) possono essere segnalate le idee di Whyte sull’istituto della mancia nei servizi pubblici, la constatazione che anche su questo terreno sono intervenuti fattori nuovi come la nascita di burocrazia ibride, la partecipazione agli utili di impresa, la possibilità di diventare piccoli imprenditori dopo un periodo alle dipendenze di aziende più grandi.
In riferimento infine al non possesso degli strumenti di lavoro (per Weber il burocrate usa, essendo garante della loro efficienza, ma non possiede gli strumenti di lavoro), vanno segnalate le idee di Blau circa la tolleranza sempre più diffusa di uso personale di cancelleria, telefono fax, automobile, ecc. e l’estrema difficoltà di tener fede a questo principio al tempo di telefonini, computer portatili e benefits vari.

Weber

Se gli uomini non tentassero continuamente l’impossibile, il possibile non verrebbe mai raggiunto.

La burocrazia è tra le strutture sociali più difficili da distruggere.

Ogni conoscenza concettuale della infinita realtà da parte dello spirito umano finito poggia […] sul tacito presupposto che soltanto una parte finita di essa debba formare l’oggetto della considerazione scientifica, e perciò risulterà “essenziale” nel senso di essere “degna di venir conosciuta.

La cultura è una sezione finita dell’infinità priva di senso del divenire del mondo, alla quale è attrbuito senso e significato dal punto di vista dell’uomo.

La democrazia moderna , dovunque diventi democrazia di un grande Stato, diventa democrazia burocratica. E ciò deve essere, poiché la democrazia burocratica sostituisce alle cariche onorifiche e nobiliari il funzionariato pagato.

Per genio e per caso

[…] I due scienziati sono Francis H.C. Crick e James D. Watson, che nel mitico Cavendish Laboratory dell’Università di Cambridge hanno scoperto il modello a doppia elica della struttura molecolare dell’acido desossiribonucleico, conosciuto ai più come DNA.
Jerry Donohue è invece il giovane cristallografo statunitense che per un certo periodo soggiorna al Cavendish e che secondo Watson (La doppia Elica, Garzanti, Milano, 1982) “subito dopo Linus Pauling ne sapeva di più in fatto di legami all’idrogeno di chiunque al mondo”. […]
La cosa interessante è che faccende di questo tipo non rappresentano l’eccezione ma molto spesso la regola, come ha intuito per primo il grande Robert K. Merton (Viaggi e avventure della Serendipity, Il Mulino, Bologna, 2002) al quale si deve il concetto di Serendipity, che “si riferisce all’esperienza, abbastanza comune, che consiste nell’osservare un dato imprevisto, anomalo e strategico, che fornisce occasione allo sviluppo di una nuova teoria o all’ampliamento di una teoria già esistente”.
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Serendipity

Il modello della serendipity si riferisce all’esperienza, abbastanza comune, che consiste nell’osservare un dato imprevisto anomalo e strategico, che fornisce occasione allo sviluppo di una nuova teoria o all’ampliamento di una teoria già esistente.
Ciascuno di tali elementi del modello può venire descritto facilmente.
Prima di tutto, il dato è imprevisto. Una ricerca diretta alla verifica di una ipotesi, dà luogo ad un sottoprodotto fortuito, ad una osservazione inattesa che ha incidenza rispetto a teorie che, all’inizio della ricerca, non erano in questione.
Secondariamente, l’osservazione è anomala, sorprendente, perché sembra incongruente rispetto alla teoria prevalente, o rispetto a fatti già stabiliti. In ambedue i casi, l’apparente incongruenza provoca curiosità; essa stimola il ricercatore a trovare un senso al nuovo dato, a inquadrarlo in un più ampio orizzonte di conoscenze.
In terzo luogo, affermando che il fatto imprevisto deve essere strategico, cioè deve avere implicazioni che incidono sulla teoria generalizzata, ci riferiamo, naturalmente, più che al dato stesso, a ciò che l’osservatore aggiunge al dato. Com’è ovvio, il dato richiede un osservatore che sia sensibilizzato teoricamente, capace di scoprire l’universale nel particolare. Dopotutto, gli uomini hanno osservato per secoli fatti banali come lapsus linguae o lapsus calami, sviste tipografiche e amnesie, ma era necessaria la sensibilità teorica di un Freud per considerare questi fatti come dati strategici, grazie ai quali egli poteva ampliare la sua teoria della repressione e degli atti sintomatici.

Organizzazione

Secondo il dizionario De Mauro della Lingua Italiana (Paravia) il termine ORGANIZZAZIONE ha tra i suoi significati di largo uso:
1. l’organizzare, l’organizzarsi e il loro risultato;
2. il modo in cui é organizzato un lavoro, una struttura, ecc.;
3. una qualsivoglia struttura organizzata per conseguire un fine comune;
4. l’insieme delle persone che operano in una struttura.

Più specificatamente, nel contesto delle scienze sociali, con il termine ORGANIZZAZIONE si usa definire:
1. un qualsivoglia soggetto o ente (istituzione, azienda, associazione, sindacato, partito, fondazione, ecc.), dotato o meno di personalità giuridica, costituito per un qualunque scopo, indipendentemente dal livello territoriale (locale, nazionale, sovranazionale, globale) al quale opera;
2. la maniera in cui un qualunque soggetto o ente avente le caratteristiche delineate al punto precedente é strutturato (gerarchie, formazione delle decisioni, struttura del potere, efficacia, efficienza).

Concorrono a definire l’ambito della Sociologia dell’ORGANIZZAZIONE tanto le teorie prescrittive, quelle che si ripromettono di indicare in che modo un determinato soggetto o ente deve essere organizzato per conseguire al meglio i propri scopi, quanto le teorie interpretative, quelle che forniscono invece strumenti e analisi per comprendere il funzionamento di una qualsivoglia ORGANIZZAZIONE.

Istruzioni per l’uso

Qualche informazione e una sola importante regola.
1. Nella parte destra del blog, ci sono le informazioni cosiddette di servizio (orari delle lezioni e di ricevimento, date esami, programmi, libri di testo, ecc.), l’elenco dei post pubblicati, l’archivio, alcuni link.
2. La parte sinistra è quella dedicata alle interazioni e ai dibattiti.
2.1. Dopo ogni lezione sarà pubblicato un indice (naturalmente sintetico) dei temi svolti e ciò vi permetterà di proporre domande, considerazioni, arricchimenti.
2.2. Periodicamente saranno pubblicati degli approfondimenti su specifici temi e anche in questo caso vale quanto detto sopra riguardo alle possibilità di interagire.
3. Potete proporre anche voi temi, argomenti, esperienze, riflessioni, da discutere, a patto naturalmente che siano inerenti al tema (strutture e processi organizzativi) che, come vedrete, è molto largo.
4. La sola regola è data dal rispetto della netiquette. Niente scemenze, cose volgari o offensive. (Peraltro, non ne vale la pena, dato che il nostro blog non è certo destinato al grande pubblico e che il blog viene aggiornato quotidianamente).

Perché questo blog

E’ di qualche settimana la notizia di una ricerca condotta all’Università della Tecnologia di Sidney dalla quale risulterebbe che l’utilizzo dei blog aiuta gli studenti a pensare e a scrivere con maggiore senso critico e che attraverso i blog anche gli studenti più ritrosi riescono a manifestare le proprie convinzioni, ad esprimersi e a partecipare attivamente ai vari dibattiti.
Detto che ulteriori notizie sulla ricerca le potete trovare su ABC science online non mi rimane che confessare che in questo caso l’idea del blog è nata dalla positiva esperienza avuta due anni fa con gli studenti del corso di sociologia industriale di Scienze della Comunicazione e dall’auspicio che uno strumento ancora più interattivo, qual’è il blog, potesse ancora di più sollecitare la voglia, le motivazioni, l’interesse degli studenti di Sociologia dell’Organizzazione del Corso di Studio Triennale in Sociologia.
Le settimane prossime ci diranno in che misura l’auspicio è diventato realtà. Per intanto, che siate benvenuti.

Indice lezioni III° Anno (II° Modulo 3 CFU)

Lezione 11
11.1. Il futuro del sensemaking

Lezione 10
10.1. Processi di sensemaking guidati dall’azione

Lezione 9
9.1. Processi di sensemaking guidati dalle credenze

Lezione 8
8.1. La sostanza del sensemaking

Lezione 7
7.1. Occasioni di sensemaking

Lezione 6
6.2. Risorse importanti per il sensemaking organizzativo
6.1. L ‘organizzazione in una prospettiva di sensemaking

Lezione 5
5.2. Guidato dalla plausibilità più che dall’accuratezza
5.1. Centrato su (e da) informazioni selezionate

Lezione 4
4.2. Continuo
4.1. Sociale

Lezione 3
3.2. Enactment (istituzione)
3.1. Retrospezione

Lezione 2
2.2. Identità
2.1. Natura e proprietà del sensemaking

Lezione 1
1.1. Da Weber a Weick

Indice Lezioni III° Anno (I° Modulo 3 CFU)

Lezione 11
11.2. Discussione e valutazione dei contributi degli studenti
11.1. Processi cognitivi e analisi organizzativa

Lezione 10
10.1. L’apprendimento organizzativo

Lezione 9
9.2. Il concetto di script
9.1. Il concetto di cultura organizzativa

Lezione 8
8.3. Selezione, isomorfismo e pluralità delle specie
8.2. Onere della novità e impriting
8.1. Ecologia delle popolazioni organizzative

Lezione 7
7.1. L’economia dei costi di transazione

Lezione 6
6.4. I campi organizzativi
6.3. I miti razionali
6.2. Il concetto di isomorfismo
6.1. Neoistuzionalismo

Lezione 5
5.2. Poteri esterni e cricche istituzionalizzate
5.1. Istituzionalismo

Lezione 4
4.2. Ruolo dei soggetti
4.1. Sistemi cooperativi

Lezione 3
3.3. Postfordismo
3.2. Fordismo
3.1. Organizzazione Scientifica del Lavoro

Lezione 2
2.2. Modelli organizzativi e cinema: i casi Matrix, Pulp Fiction, Il Padrino
2.1. Burocrazie e razionalità: tipologie, modelli, varianti

Lezione 1
1.2. Introduzione dei libri di testo
1.1. Presentazione del corso

Indice Lezioni II° Anno (3 CFU)

Lezione 11
11.1. Concetto di Serendipity e sue caratteristiche

Lezione 10
10.4. Weick
10.3. Kunda
10.2. Martin
10.1. Schein

Lezione 9
9.2. Hannan e Freeman
9.1. Stinchombe

Lezione 8
8.2. Ouchi
8.1 Williamson

Lezione 7
7.4. Miles e Snow
7.3. Piore, Sabel e Zeitlin
7.2. Touraine
7.1. Taylor

Lezione 6
6.3. Powell e Di Maggio
6.2. Meyer e Rowan
6.1. Selznick

Lezione 5
5.2. Merton
5.1. Parsons

Lezione 4
4.3. Crozier
4.2. Simon
4.1. Barnard

Lezione 3
3.1. Il concetto di Burocrazia da Weber ai giorni nostri

Lezione 2
2.1. Max Weber

Lezione 1
1.3. Prima definizione del concetto di Serendipity
1.2. Il concetto di organizzazione
1.1. Presentazione del corso, dei libri di testo, del blog

Programma

Programma II° Anno 3 CFU
Il corso si propone di offrire agli studenti, attraverso lo studio degli autori più significativi e l’approfondimento delle relazioni tra loro esistenti, l’insieme di elementi e di strumenti concettuali ed analitici necessari per ripercorrere le tappe più importanti della storia del pensiero organizzativo.
Particolare rilevanza sarà data, nella seconda parte del modulo, al concetto di Serendepity, alla sua genesi, al suo impatto e al suo valore nell’analisi dei processi organizzativi.

Programma III° Anno 6 CFU
Il corso si propone di offrire agli studenti l’insieme di elementi e di strumenti concettuali ed analitici necessari per rileggere e approfondire i concetti e le teorie principali di in una storia, quella dell’organizzazione, nella quale assieme alle strutture assumono sempre maggiore importanza i processi organizzativi, la ricerca di senso e significato della vita organizzativa.
La seconda parte del corso, articolato in due moduli di 22 ore ciascuno, sarà dedicato al concetto di sensemaking e alla sua importanza nel processo di ricostruzione delle storie vere delle organizzazioni.

I Modulo (22 ore)
Strutture e Processi Organizzativi
Il modulo sarà dedicato alla esplorazione delle principali idee e concetti che hanno segnato la storia del pensiero organizzativo.
In particolare, sarà dato risalto ai più recenti approcci proposti dal pensiero neoistituzionalista e dai sostenitori del cosiddetto approccio morbido allo studio delle organizzazioni.

II Modulo (22 ore)
Senso, Significati, Connessioni
Il modulo sarà dedicato alla valutazione delle relazioni, delle scelte e degli scambi interpersonali nei processi organizzativi.
In particolare, saranno approfondite le ragioni per le quali superare ambiguità e contraddizioni vuol dire, oggi più che mai, dare senso e significato all’agire organizzativo.

L’amore addosso

Sfondo bianco.
Linee nere e rosse che si cercano.
Si intrecciano.
Si fuggono.

Dama di cuori.
L’amore addosso.
Pensieri che sanno di tempesta.
Occhi che dicono di malinconia.

Fuori solamente pioggia.
Mentre il racconto va.
Nel’aria odore di sogno.
Domani poi chissà.

Grazie Miozzi

Roberto Miozzi è il padre di Luca, uno dei tre ragazzi morti (gli altri 2 erano David Donzel e Michael Val) una settimana fa sull’autostrada A 26, svincolo di Genova Voltri, in seguito all’impatto con un tir guidato dal senegalese Bamba Kebe Mamadou.
Grazie a lui e ai genitori degli altri 2 ragazzi per essere riusciti anche solo a pensare, in un momento per loro così atroce, di aiutare la moglie e i 6 figli di Mamadou.
Grazie per aver raccolto 4800 euro, per aver permesso alla moglie e ai figli di Mamadou di dargli l’ultimo saluto.
Grazie per queste parole. “Non abbiamo mai pensato che fosse stata colpa sua. Era un povero extracomunitario che lavorava come gli altri, anzi forse di più degli altri, e in 22 anni non aveva mai avuto incidenti. Purtroppo era alla guida di un tir vecchio, supercarico e malandato”.
Grazie per avere avuto il coraggio e il senso civico di guardare all’ “altro”, come a una persona.
Grazie per non aver ceduto ai luoghi comuni.
Grazie per la loro lezione di civiltà.

Piazza Plebiscito

L’iniziativa è di quelle sicuramente encomiabili: sensibilizzare i cittadini sulla difesa del patrimonio boschivo.
Come è scritto sul pieghevole curato dalla Provincia di Napoli, e distribuito a piene mani ieri sera a Piazza Plebiscito, “se ci sediamo su una sedia, per scrivere qualcosa su un foglio, stiamo usando due oggetti fatti grazie al legno”.
E però …
Distribuire materiale informativo in questo modo serve assai poco a informare, come testimoniano i contenitori dei rifiuti nelle immediate vicinanze della splendida Piazza (dove, detto per inciso, siamo passati due volte nell’arco di una ventina di minuti e due ragazzini ansiosi soltanto di disfarsi del “malloppo” di pieghevoli ricevuto in consegna ce ne hanno rifilato circa una decina (però eravamo in 2:-))).
Forse sarebbe bastato allestire qualche info point – espositore – cartello informativo nella piazza per non sprecare inutilmente tanta carta (a proposito, ma è proprio così difficile decidere di utilizzare, almeno per iniziative di questo tipo, carta riciclata?) e per coinvolgere in un modo sicuramente più efficace i passanti – cittadini (dalla categoria vanno naturalmente esclusi coloro che ritengono troppo oneroso servirsi dei contenitori e buttano per terra di tutto e di più).
La nostra personale morale della “favola”?
L’educazione alla cittadinanza è una cosa seria. Che richiede attenzione, rigore, cura, da parte delle istituzioni. E dei cittadini. In particolare in una città come Napoli.

Mammiferi, anzi virus

Ricordate?
Siamo nel primo episodio della trilogia di Matrix. Morpheus è stato fatto prigioniero. E Smith gli dice della sua teoria secondo la quale gli uomini non sono mammiferi ma virus, perché quando arrivano in un posto distruggono tutte le risorse esistenti per poi spostarsi da un’altra parte e ricominciare da capo.
Chi per almeno un attimo non si è indignato scagli pure la prima pietra (digitale naturalmente).
E se invece provassimo a pensare all’acqua che noi ricchi e fortunati sprechiamo mentre i poveri (molto più numerosi) non ne hanno nemmeno per sopravvivere? E al cibo?
E cosa succederà quando 1 miliardo e mezzo di cinesi lascerà la bicicletta per acquistare l’automobile?
Sto dicendo che in fondo il “cattivo” Smith aveva ragione? Forse.
In ogni caso il tema è più che mai politico. Investe i modi con i quali interagiamo con questo nostro meraviglioso e non inesauribile mondo. E quelli relativi ai diritti delle persone, di tutte le persone, comprese quelle che non per loro colpa si ritrovano a essere svantaggiate.
La discussione è più che mai aperta.

La olitica eil divano, again

Innanzitutto grazie a Teresa e a Indicopleustes che hanno deciso di interagire.
E poi la mia opinione come avevo promesso.
Per me la politica è fatta prima di tutto di scelte consapevoli e di voglia di partecipare.
Non amo essere suddito. Non mi piace essere omologato. Preferisco dare valore a creatività e differenze.
Alla gerarchia preferisco la responsabilità. Al leaderismo esasperato la formazione di elité e classi dirigenti.
Per me la politica è tutto questo e molto altro ancora. E’ la possibilità di agire, con altri, per rendere almeno un pò meno ingiusto questo meraviglioso e diseguale mondo nel quale viviamo. E’ la capacità di contare inanziitutto sulla propria testa e sulle proprie mani. E’ la voglia di continuare a uscire di casa quando viene la sera. E l’impegno a costruire occasioni e sedi di discussione. Anche attraverso un blog.
Per adesso è tutto. Ma la discussione resta più che mai aperta.
A presto.

La politica e il divano, again

Innanzitutto grazie a Teresa e a Indicopleustes che hanno deciso di interagire.
E poi la mia opinione come avevo promesso.
Per me la politica è fatta prima di tutto di scelte consapevoli e di voglia di partecipare.
Non amo essere suddito. Non mi piace essere omologato. Preferisco dare valore a creatività e differenze.
Alla gerarchia preferisco la responsabilità. Al leaderismo esasperato la formazione di elité e classi dirigenti.
Per me la politica è tutto questo e molto altro ancora. E’ la possibilità di agire, con altri, per rendere almeno un pò meno ingiusto questo meraviglioso e diseguale mondo nel quale viviamo. E’ la capacità di contare inanziitutto sulla propria testa e sulle proprie mani. E’ la voglia di continuare a uscire di casa quando viene la sera. E l’impegno a costruire occasioni e sedi di discussione. Anche attraverso un blog.
Per adesso è tutto. Ma la discussione resta più che mai aperta.
A presto.

La politica e il divano

Siamo certi di non avere scampo ?
Di doverci rassegnare all’idea che il luogo della politica più amato dagli italiani sia il divano?
Che non c’è partecipazione senza telecomando ?
Che in quanto a contenuti basta e avanza il verbo irradiato via etere dai leaders?
E se invece valesse ancora la pena provare a ricostruire luoghi, forme, contenuti della Politica?
Una politica che viva di cose da fare e non solo di alleanze ? Che abbia voglia di guardare un po’ aldilà degli appuntamenti elettorali?
Fatta di rapporti consapevoli tra persone, associazioni, sindacati, partiti, istituzioni?
Che possa rappresentare, come ha scritto Hanna Arendt, la sfera dell’esistenza autentica di ciascuno di noi?
Come la penso io ve lo dico nei prossimi giorni.
E se per intanto provaste a raccontare come la pensate voi?

Campi Flegrei

Ore 10.45.
Un sabato qualunque. Un sabato napoletano. Stazione di Campi Flegrei.
Un solo sportello aperto. La “biglietteria” automatica rotta. 8 persone in fila. La maggior parte deve fare biglietti per i giorni successivi. Cerca, giustamente, le combinazioni di viaggio più comode e convenienti.
I minuti passano. E il nostro treno parte alle 11.00.
Cominciamo a domandarci perché.
Perché non c’è uno sportello dedicato a chi sta per partire?
Perché la “macchinetta” non viene riparata?
Perché a Napoli, oggi come 80 anni fa, “i congegni tecnici sono quasi sempre rotti: soltanto in via eccezionale, e per puro caso, si trova qualcosa di intatto. Se ne ricava a poco a poco l’impressione che tutto venga prodotto già rotto in partenza”?
Ore 10.52.
Allo sportello a fianco si materializza un altro addetto alla biglietteria.
Serafico. Il bicchierino di plastica con il caffè in una mano. Carte varie e chiavi nell’altra.
Si sistema. Annuncia che rispettando l’ordine della fila ci si può accomodare per fare il biglietto.
Due persone in coda schizzano per guadagnare posizioni.
Non passeranno.
Facciamo un blocco che avrebbe fatto felice il nostro vecchio allenatore di basket.
Ore 10.54.
I due ragazzi davanti a noi si girano.
Noi dobbiamo partire il mese prossimo. Faccia pure il suo biglietto.
Ore 10.58.
Siamo sul treno. Stress e adrenalina sono al massimo. Però siamo “riusciti” a fare il nostro biglietto.
Questa è una città senza futuro.

La retorica. E le opportunità

In maniera estremamente lucida e documentata, De Biase racconta in questo suo testo gli anni della follia e della depressione dell’economia digitale. Le speranze e le illusioni che hanno alimentato. Senza rinunciare a indicare i percorsi che possono aiutare a riprendere il filo dell’innovazione e dello sviluppo. Il leit motiv che attraversa il libro è, come si evince fin dal titolo, il rifiuto di ogni forma di fondamentalismo. Compreso quello digitale. Perché i fondamentalismi partono da presupposti sbagliati. Non aiutano a capire. Portano a scelte quasi sempre disastrose.

Non è vero, ci ricorda De Biase, che ogni nuova versione di un prodotto è migliore di quella precedente; ogni nuova tecnologia è una soluzione in cerca di un problema da risolvere; la domanda di nuovi prodotti è così infinita. La faccenda riporta alla mente le stupende pagine nelle quali Isaiah Berlin demolisce il mito platonico secondo il quale tutte le domande autentiche debbono necessariamente avere una sola risposta vera, c’è sempre una via sicura per arrivare alla verità, tutte le risposte vere debbono per forza essere coerenti tra loro (Isaiah Berlin, Il legno storto dell’umanità, Adelphi).

Il libro di De Biase sottrae finalmente la discussione sulle prospettive della società digitale alla furia immaginifica dei profeti “a prescindere” della nuova economia. I protagonisti tornano a essere l’innovazione tecnologica e i mutamenti economici e sociali che essa porta con sé. E l’obiettivo, lo sviluppo di un’economia nuova perché fondata su regole più chiare. Perché orientata a offrire maggiori opportunità ad un numero più vasto di persone. Perché lontana dalle follie delle bolle speculative.

La riflessione che De Biase ci propone con il suo libro è insomma assai interessante da più punti di vista e in particolare perché insiste su un tema che continua a essere assai rilevante: il rapporto tra regole, innovazione, cambiamento sociale, sviluppo.
Vista da Sud, a mio avviso la questione è interessante proprio per questo. Perché su questo asse – regole, innovazione, cambiamento sociale, sviluppo – il Sud può avere un ruolo davvero importante.

L’Università di Catania, con 162 progetti depositati, è il secondo ateneo in Italia, dopo il Politecnico di Torino, per realizzazione di brevetti europei. E tali progetti sono stati realizzati con la St Microelectronics, azienda leader nei semiconduttori, che nel 2002 ha investito a Catania oltre 91 milioni di dollari in ricerca e formazione. E non è certo un caso che la St Microelectronics sia diretta da un uomo del Sud, Pasquale Pistorio. Così come meridionali sono Renato Soru e Pierluigi Crudele, i capi di Tiscali e Finmatica, due delle realtà più importanti della nuova fase. Così come sono del Sud le 12mila donne che hanno risposto al bando sull’imprenditoria femminile promosso dalla Regione Campania.

È insomma innegabile il fatto che il Sud sia cambiato. Stia cambiando. In un modo per molti aspetti significativo. Eppure, com’è noto, tutto questo non elimina le distanze. Gli squilibri. I dualismi. I ritardi. E soprattutto non riesce ad assumere carattere e valore generale. A fare cultura. A determinare svolte. Da un lato c’è un Sud sicuramente cresciuto, nel quale non mancano esperienze e realtà positive. Dall’altro un Sud che nel suo complesso non riesce a innovare comportamenti, strategie e politiche. E che dunque continua a essere artefice, prigioniero e vittima della consistenza e della profondità dei propri problemi storici, continua a rimanere lontano dai livelli di sviluppo e di qualità della vita centro-settentrionali, continua a non valorizzare adeguatamente il proprio capitale umano e sociale.

Come sempre in questi casi, la domanda canonica è: che fare? Per quanto mi riguarda, continuo a pensare che il quadro potrebbe farsi più accettabile, o anche solo meno ingiusto, se sul piano nazionale e locale si adottassero, sulla base di criteri di sussidiarietà e responsabilità, scelte e iniziative mirate a coinvolgere i diversi attori sociali, economici e politici presenti sul territorio, così da definire un’agenda delle priorità, perseguire con sufficiente determinazione gli obiettivi individuati e raggiungerli almeno in parte (quella che di volta in volta sarà consentita dalla quantità e dalla qualità delle risorse umane, organizzative, finanziarie disponibili; dalla capacità, la coerenza e l’impegno di ciascuno; dalla contingenza).

E per quanto sia del tutto evidente che nell’agenda politica ed economica del paese questa esigenza non è, si può dire, all’ordine del giorno, non si può a mio avviso rinunciare, in primo luogo dal Sud, a lavorare per mantenere aperta questa prospettiva. Favorendo a ogni livello percorsi di educazione alla legalità e al rispetto delle regole. Investendo in socialità e formazione. Promuovendo lo sviluppo di reti sociali e tecnologiche. Diffondendo l’esperienza dei distretti. A partire dall’emersione e dalla valorizzazione di quelli esistenti. Riducendo il costo del denaro e attivando nuovi strumenti di sostegno finanziario con l’obiettivo di favorire e accompagnare lo sviluppo di imprese innovative. Per fare il definitivo salto di qualità il Mezzogiorno deve insomma allargare la propria capacità “di pensarsi a livello sociale come parte di una rete dinamica di eventi interconnessi in cui nessuno è fondamentale e ciascuno dipende dalla qualità e dalla coerenza delle relazioni con gli altri. Di pensarsi in un contesto nel quale l’insieme delle connessioni determina la qualità della struttura dell’intera rete”.

In questo senso le nuove tecnologie possono davvero fornire nuove e importanti opportunità. E sarebbe colpevole non coglierle. Prima di tutto dal Sud.

Luca De Biase
Edeologia. Critica del fondamentalismo digitale
Roma-Bari, Laterza, 2003
pp. 160, 12 euro

Tanta musica e non solo scuola

E’ decisamente tempo di vacanze e per l’ultimo numero di scuola medium prima della pausa estiva non potevamo che scegliere Nonsoloscuola.
Cliccando su stazioni radio avrete ad esempio la possibilità di scegliere la vostra frequenza preferita ed ascoltare musica di ogni tipo. Noi ci abbiamo provato e una benevola dea bendata ci ha donato in sorte la mitica “Yesterday” dei Beatles.
Se invece avete voglia di dare un’occhiata a cosa sta avvenendo dalle parti dell’Etna cliccate su “Telecamera calda”, la web cam che ogni 30 secondi vi aggiorna su tutto quanta accade sulla bocca di fuoco più prolifica d’Europa: chissà che la vostra “buena” sorte non vi porti a godere in diretta di uno degli spettacoli naturali più suggestivi che esistano.
Se invece volete sapere cosa c’era scritto su un manoscritto del 1692 trovato a Baltimora nell’antica chiesa di San Paolo cliccate su “Desiderata” e chissà che non troviate qualche spunto per riflettere un po’.
Ma anche se amate stare al fresco e passare un po’ di tempo a fare e disfare puzzle a “Nonsoloscuola” troverete quello che fa per voi: tanti puzzle preparati apposta per voi ed in più (gratis) il programma “Puzzlewizard”, creato in Visual Basic (un linguaggio di programmazione tra i più diffusi) da Claudio Gucchierato e Mauro Rossi, con il quale potrete inventare e costruire voi stessi i puzzle con i quali far impazzire i vostri amici vacanzieri.
Se amate la musica classica e pensate sia giusto celebrare Johann Sebastian Bach in occasione del 250° anniversario della morte, il 28 luglio 2000, cliccate pure su “Giovanni Sebastiano, un vecchio amico”, e da lì potrete salpare verso i siti dedicati al grande compositore: da Johann Sebastian Bach un sito molto ricco tutto in italiano, alle guide di Supereva, all’Archivio di midi classici, al Club J.S. Bach dove potrete scaricare gratis un gran numero di file musicali.
State pensando che a “Nonsoloscuola” la grande assente è la scuola? Vi sbagliate di grosso.
Provate ad esempio a collegarvi con “Nonsolobambini”, “Nonsoloinsegnanti” o “Nonsologenitori”, veri e propri canali tematici dedicati, e vi accorgerete subito di risorse e contenuti per la scuola a vostra disposizione.
Facciamo qualche esempio?
Potete scaricare Drawing, un programma per disegnare al computer davvero utile per i più piccini; esercitarvi con Indovinanumeri, un gioco di logica; visitare il Museo virtuale degli strumenti musicali; seguire il corso di Word; collegarvi con il corso Internet, dalla navigazione allo sviluppo; consultare la Guida al metodo di studio e tanto altro ancora.
Buone vacanze.

Con la propria testa e con le proprie mani

Come farà “l’uomo flessibile” a ritrovare, mentre salta continuamente (quando ha la fortuna di vivere nella parte “giusto” della parte ricca del mondo) da un lavoro ad un altro, il filo di una storia, per l’appunto quella della propria vita lavorativa?
La domanda è, come è noto, per tante ragioni assai meno bizzarra di quanto appaia a prima vista.
E’ stato proprio attraverso il lavoro che intere generazioni di uomini e donne sono riuscite, più o meno consapevolmente, con più o meno successo, a dare qualche risposta al bisogno di sapere “chi siamo” e di condividere con altri idee, progetti, aspettative.
Era il secolo breve, e si poteva ancora essere operaio dell’Italsider o della Pirelli, tecnico dell’Ansaldo o della Fiat per tutto l’arco della vita. E l’avere questo filo conduttore consentiva di ridurre l’incertezza, di connettersi con gli altri, di avere identità e dunque futuro.
Il fatto che questa possibilità non ci sia più causa cambiamento di paradigma, impone la necessità di rintracciare nuovi modi per definirci, riconoscerci, interagire, nella durata.
Perché si possono (forse) anche cambiare 10 lavori nell’arco di una vita, ma (forse?) non si può fare una vita nella quale ogni volta che si cambia lavoro si ricomincia tutto daccapo.
La discussione come è noto è aperta da tempo, vi partecipano prestigiose istituzioni nazionali, europee, mondiali assieme a intellettuali, partiti, sindacati, semplici cittadini, e grande spazio viene dato al suo interno alla discussione sulla formazione, la conoscenza, i saperi.
In questo ambito vi segnaliamo l’attivazione su AustroeAquilone, la fabbrica dei contenuti e Smile.it, il portale della formazione e dell’educazione, (www.smile.it) di un forum online dove, oltre a leggere le cose dette da Bassolino, Callieri, Foa, Ranieri, Trentin, nel corso della presentazione del libro “Il tempo del sapere” di Vittorio Foa e Andrea Ranieri, (Einaudi), tutti coloro che hanno voglia di partecipare con le loro opinioni e le loro idee al dibattito in corso possono inviare i loro interventi e vederli pubblicati.
State pensando che la discussione è troppo impegnata? Che abbiamo bisogno di fatti e non di parole? Vi sbagliate.
Perché, come ha scritto Ludwig Wittgenstein, “la misura del significato delle nostre parole è saldata alla loro capacità di far agire”.
Perché, come ci ricorda Salvatore Veca, è attraverso le parole, il linguaggio, che possiamo accedere alle cose che compongono il nostro mondo.
Perché abbiamo bisogno di trovare parole, idee, concetti in grado di definire, farci conoscere, farci “maneggiare” i cambiamenti in atto. E di strumenti e opportunità con i quali contribuire alla definizione di luoghi e contenuti del discorso pubblico. In maniera autonoma. Ciascuno con la propria testa e le proprie mani.

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